Prossima personale di Marcello Maloberti alla galleria di Raffaella Cortese


Marcello Maloberti, codognese di nascita (1966), l’ infanzia giocata sul Brembiolo, indicato per questo dai casalesi come “uno di loro” ma milanese da quel tempo, ora con studio e abitazione in Porta Romana, in via Lattuada, è un artista straordinario, un performer che mette e tiene insieme molte cose: suoni, oggetti, immagini, pubblicità, corpo umano, sguardo, teatralità; quanto serve a differenziare o ad assottigliare differenze, il lato ironico da quello drammatico a quello esistenziale, l’aspetto complesso da quello semplice o viceversa.
ritratto-Maloberti-orizzPerformer è oggi come una parola d’ordine, un segno di riconoscimento che dà lasciapassare a tante altre cose insieme: creativo, inedito, innovativo, inventivo, fantasioso, singolare, originale…, che a loro volta si accompagnano ad altri elementi significanti che seguono, attraverso i percorsi del linguaggio figurato dei simboli una creatività artistica che rimodula percorsi mentali e operativi e giudizi in qualcosa di originale, frutto di singolarità soggettiva e critica e di scostamento dell’omologazione collettiva.
Allievo di Luciano Fabbro a Brera – scultore e scrittore, in stretto rapporto di pensiero ed elaborazione con Piero Manzoni ed Enrico Castellani nel giocare sugli accostamenti tra materiali e iconografie feticistiche o simboliche – Maloberti, come il suo maestro, muove dalla convinzione che “l’arte è ciò che trasforma”, e che “non si può essere creativi a comando”, “le idee più belle vengono dal dialogo”. Ma perciò richiede coraggio e fantasia “in grado di imprigionare la mente a tutte le situazioni di conoscenza, invenzione e immaginazione che si generano nel nostro cervello.
In questo modo l’attività artistica del performer (interprete, manipolatore, inventore, giocatore, “attrattore”) serve a creare mondi nella testa, che non si fanno scappare dalla realtà e dalle cose, ma te le fanno vedere, sempre più nel profondo, divertendoti, discutendone magari in cucina attorno a un tavolo coperto da una plastica quadrettata di bianco e rosa, dove “ci si può rinfrancare le idee”. L’immaginazione per Maloberti è una grande chiave per la scoperta della realtà, non una via di fuga.
Il gioco e il pensiero (avventuroso) della vita chiede di non fermarsi alla superficie delle cose, ma di andarci dentro. Come in Vir temporis acti: un ragazzo seduto sul pavimento che senza sosta ritaglia immagini neoclassiche. Per farne cose? Con quale significazione? Quale valore di rinforzo? Quella del ritagliare immagini non è nuovo in Maloberti, se ne è valso anche in altre performance: “Ritagliando do nuova forma alla materia della carta e della immagine e coltivo una mia sana ossessione; è¨ un gioco di cui tutti hanno esperienza. In questa azione la pesantezza del marmo e la fisicità della materia vengono alleggerite. L’atto riporta in vita le immagini, le rende tridimensionali, permette di farne un’ ìesperienza diretta. Preferisco ritagliare il marmo, la pietra e le montagne che il cielo e il mare.”
Circus Revival, riproposta a giugno a Palermo (duecento specchi appesi sotto un tendone di mercato, illuminato dai fari delle auto) introduce invece sulla scena varianti “felliniane”, fatte da infinite visioni che fan vedere più dell’occhio nudo, e “l’ironia e l’assurdo” aiutano a “meravigliarsi del mondo” e all’artista di “trovare sintesi”
L’arte di Maloberti è fonte di infinite visioni. E’ un’arte che “parte dall’effetto per arrivare alla causa”, confida. Porta con se un potenziale iconografico che si realizza nel vissuto e nell’esperienza, ma si manifesta nel germe dell’immaginazione. Segue un po’ L’Italia capovolta di Fabro. L’universo visionario è fatto di immagini e parole che si rincorrono in uno spazio mentale in tutte le direzioni. Si pensi a Metal panic ( all’eccentrico Spazio Raum xing di Bologna), dove un gruppo di uomini fu messo a reggere un tubo di ferro. A significare cosa? Quale ambiguità? Quale discontinuità? Con quale ammonimento?
Punto di riferimento della Nuova accademia di belle arti di Milano (Nab) Maloberti non si sottrae alla richiesta di un giudizio sulla situazione dell’arte attuale: “Stiamo vivendo in un momento di arte troppo addomesticata con pochi racconti e tanti feticci”. All’opposto, lui ama “intrecciare culture”, scoprire “nuove forme” su cui intervenire. “Il mio lavoro nasce da uno spavento” ha messo in targa all’ingresso della sua casa milanese.
Una sua personale è intanto annunciata da novembre a febbraio alla galleria di Raffaella Cortese in via Stradella a Milano. Maloberti ci dirà qualcosa di più e di nuovo. Come conviene a un sottile e perseverante creatore di sorprese, di scoperte e riscoperte, di rivendicazioni, collegamenti, smascheramenti del reale e lacerazioni del lessico, di ossessioni e di caos, sempre e comunque in relazione con aspetti e cadenze del presente.

 

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