Note per la manutenzione di Duchamp


Alessandro Beltrami, storico dell’arte, giornalista di Avvenire e collaboratore di Luoghi dello Spirito, ora di Agorà, con all’attivo una breve esperienza di gallerista (insieme a Carlo Daccò ha condotto a Lodi “08 Arte Contemporanea”), nel numero del 28 luglio del quotidiano milanese trae occasione dell’uscita dalle Edizioni Medusa del libro Fuori servizio. Note per la manutenzione di Marcel Duchamp (2018, pag. 312, euro 21) di Maurizio Cecchetti, recensore di mostre allo stesso Avvenire, per introdurre il lettore alla personalità di Duchamp, l’artista francese che educò al nonsense nell’arte visiva, attraverso una tessitura di equivoci che ancora oggi motivano una serie di interrogativi.
Considerato uno dei maggiori rappresentanti del dadaismo, benché egli non abbia mai accettato l’appartenenza a questo gruppo, la personalità di Duchamp è di difficile “centratura”: sia nel saggio di Cecchetti sia nella informazione di Beltrami, prevale, in entrambi i casi, un prototipo di artista intellettuale, che eleva l’anormalità come rifiuto di qualsiasi norma, a pratica di arte e di vita. Nelle convinzioni di Cecchetti e dello stesso Beltrami ogni opera del francese è al tempo stesso la rappresentazione della fine dell’arte come l’abbiamo conosciuta per secoli e uno “scherzo”. Saggio e contributo giornalistico confermano Duchamp come uno dei più grandi artisti del Novecento per il suo modo di essere.”Un clown e filosofo, campione del paradosso e della manipolazione”, “un vero eroe della postmodernità”. Nel suo libro Cecchetti, nota Beltrami, va oltre, “interessa investigare ciò che c’è prima, attorno e dentro Duchamp, le fonti e il contesto, i riferimenti mentali e storici, manipolati e trasmutati…”
Duchamp ci ha “educati” al nonsense nell’arte visiva.. I “pedinamenti” cecchettiani si soffermano su Fountain l’orinatoio trasformato in opera d’arte, e sul graffio sul volto della Gioconda dove la “didascalia” rimanda alla frenesia della donna più sfuggente che la pittura ci abbia dato. Duchamp è il segno di quello slittamento dell’arte dal confine prettamente estetico verso quello antropologico. Oggi è questo il maggiore problema dell’arte attuale, che ha perduto il suo pubblico tradizionale e le sue regole auree (diventando comunicazione).
Duchamp ha pesato molto in questa evoluzione. A renderlo ancora più presente oggi c’è la sua strategia fondata sulla reticenza e l’ambiguità. Che fa di tutto per deviare verso strade senza uscita l’intelligenza di chi vuole capire che cosa ha da dirci? Il saggio di Cecchetti che Beltrami propone accetta la sfida e adotta come metodo l’eccentricità del punto di vista che osserva il proprio oggetto di studio da punti periferici, ovvero da una certa distanza. Mettere “fuori servizio” Duchamp, oltre a essere tema della strategia di Duchamp stesso, isola provvisoriamente l’oggetto per poterlo valutare con maggiore chiarezza nel contesto storico-culturale.

 

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One thought on “Note per la manutenzione di Duchamp

  1. Mauro Gambolo' ha detto:

    Ciao Aldo. Bel ‘articolo. Lo sai Che quel pisciatoio l’ ho verniciato io 40 anni fa!!!

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