Franco De Bernardi, antologica a Bagnone (MC)


Franco De Bernardi:
“Curve nel tempo”,
50×58, 2007, su vetro

I racconti di un linguaggio e quelli di un’esistenza e di una carriera artistica si fondono e mescolano nella antologica che da venerdì 13 luglio fino al successivo 5 agosto trova allestimento nelle storiche sale di Bagnone, uno dei più bei borghi della Toscana in provincia di Massa Carrara, dove il codognese Franco De Bernardi riassume, in una mostra resa possibile dall’interessamento dell’architetto lodigiano Gianpiero Brunelli (anche lui pittore, designer,vignettista e scrittore) i percorsi di una cinquantennale produzione, ponendo particolare attenzione a forme, tecniche e procedure, in cui materialità e immaterialità, luci e ombre, bianco e nero lavorate su vetro realizzano effetti plastici e di massa di decisa suggestione e coinvolgimento attraverso forme e contrasti nel rapporto iconico-aniconico.
Con tecniche originali e impervie De Bernardi ha raggiunto livelli di alta identità artistica e professionale che nella mostra in apertura possono suggerire proiezioni “teologiche” e fantasmatiche, avendo l’artista conservato il significato del lavoro da assumere nelle sue opere assume una vitalità energetica mentale.
Disponendo materia sulla materia, seguendo una tecnica informale e con interventi su entrambe le parti della lastra, l’artista procura “effetti di prospettivismo e di assorbenza e luminosità” che in definitiva aggiungono forte rilievo plastico”. Le applicazioni del bianco introducono simboli forti ed essenziali: la luce divina, la luce primordiale, la luce dei tempi, la vita e la morte; ma non mancano le opacità, i bianchi e i bruni che spingono verso simbolismi diversi, di richiamano al paesaggio, alla natura, alle stagioni, al tempo e che portano in superficie un mondo sotterraneo, sepolto e sottinteso, a momenti anche favoloso.
Le tempere in esposizione snodano un percorso che nelle sue sezioni punta a conferire una percezione di forma-luce (già colta da critici attenti quali Amedeo Anelli e Anna Coiro) oltre ad altri risvolti enigmatici introdotti dall’incessante ricerca che lega l’artista all’osservazione attraverso la costruzione materiale e delle idee.
Colori ad acqua, sale e colla “tirati”, tamponati, addizionati e tolti su basi vetrose creano una mimesi non solo fisica, giocano con paesaggi ipotetici, tempi geologici e percorsi simbolici. De Bernardi incastra nella sua ricerca – una ricerca che è il prodotto di circostanziati procedimenti (e decostruzioni) – che va dalla rappresentazione di immagini cosmiche ai piani virtuosi dei grigi e dei neri, all’introduzione della luce attraverso il colore bianco – crea una pittura irripetibile, giocata sui contrasti, composta plasticamente, in controtendenza con le post-avanguardie del contemporaneo, e nello stesso tempo gustabile oltre che per l’informalità per un certo ritorno all’ordine che si definisce nei profili e nei contorni e più in la nelle titolazioni dei lavori: Era, Sinopia, Artico, Iceber, Collegamento, Galaverna, Trasfigurazione, Fonte, Disgregazione, Curve nel tempo, Dinamismo eccetera.
Quello tracciato è un modo “turneriano” che supera però i confini della mera tradizione figurale e che a Bagnone addensa le sale dell’esposizione di una perfezione silenziosa, in cui rivela una esperienza totale che ha al centro il colore e la materia, l’esplorazione tecnica e la definizione (l’idea).

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