ALBERTO POLLINI, MEZZO SECOLO DI PITTURA


Settantacinquenne, di Graffignana, Alberto Pollini è un pittore di cui si è forse parlato in modo abbozzato e incompleto. Preferendogli tanti che non andavano in là più di lui.

Senza essere né vivace né arrogante, è riuscito in ogni caso a richiamare l’attenzione del territorio sulla sua operosità di artista: con l’attività didattica alla Scuola Borgognone; con la pratica di diverse tecniche espressive, la pittura e il restauro, l’affresco e l’arte iconica; coi procedimenti e gli sviluppi adottati, a volte convenzionali, intesi a compendiare aspetti caratterizzati da stili; talvolta gradevolmente decorativi; in qualche caso complicati da richiedere appropriatezza tecnica e relazionale per precisare particolari, incastri, prospettive, assonometrie, componenti costruttive, astrazioni …
Sulla scena da decenni, la pittura di Pollini ha raccolto gradimento coi restauri al Castello Bolognini di Sant’Angelo e gli affreschi alla Chiesa degli Artisti a Lodi, facendosi notare alle iniziative del Museo di Arte Sacra della Cattedrale di Lodi, in almeno tre edizioni della Oldrado da Ponte e in diverse personali, le maggiori a Palazzo Rho di Borghetto Lodigiano e al Parco Tecnologico Padano.
Alla consuetudine di una pittura descrittiva, Pollini ha aggiunto da qualche tempo una pittura d’effetto cromatico. “Euritmica” come la definisce, costruita sul movimento, praticata coi colori acrilici non su tela ma su un tessuto industriale di rivestimento, l’ alcantara, conosciuto lavorando in un’azienda che lo produceva. Gli esiti lo hanno incoraggiato a mettere da parte (non del tutto) la pittura ad olio e ad approfondire l’uso dell’acrilico, sostituendole nature morte e i cavalli coi giochi di colori e i segni.
«Parto sempre da una terna di colori primari, poi, man mano che procedo verso la periferia del dipinto, li mescolo seguendo il mio istinto. Per stendere utilizzo anche i piedi: è un modo per dare ai miei lavori un’impronta personale, nel senso letterale del termine».
Fugace nella composizione, egli passa dall’astrarre al comporre. Svelando un’ animo scintillante, flessibile, capace di mille accensioni e nei momenti più felici di trasmettere insieme a forme e invenzioni, umori e segni con una loro carica. La definizione di pittura “euritmica” non è impropria, sempre che non la si intenda riferita a principi esoterici e steineriani.
Pollini compendia forme, linee, segni assolutamente“liberi”, altre volte esatti, geometrici, da far pensare a qualche metodo progettuale, a motivi di design o di styling.
C’è chi vi ha visto “simboli propiziatori intonati ai ritmi della vita”. A noi sembra poter cogliere una disposizione e proporzione di forme non leggi archetipe; una interpretazione sciolta, con cui sono tradotti impulsi di tipo immaginario, emozionale e inventivo.

 

 

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