ARTE e VINO A MALEO


In questa stagione sono diverse le mostre di Arte e Vino inaugurate in diverse parti d’Italia che riesce difficile reggerne il conto. Anche da noi, a Maleo, ne viene proposta una chiamata “Cibo in vista”. Da dettaglio “accessorio” l’incontro con l’arte si è fatto quest’anno elemento prevalente, anche se si può replicare che pure il cibo “è un’arte”. Un’arte del manipolare i prodotti della natura.I futuristi in Italia e i dadaisti in Svizzera, Francia e Germania diedero per primi luogo a situazioni “nuove” in cui coinvolsero il pubblico. Allora erano gli artisti a guidare il gioco, a confondere i confini tra produzione estetica e intrattenimento (cagnaresco), oggi è la competizione presente nel mercato. Fine del pistolotto.

Coloro che negli ultimi decenni hanno avuto modo di frequentare a Milano la galleria Ponte Rosso di Orlando Consonni e attualmente condotta dal figlio Alessandro, non troveranno certo a Villa Trecchi di Maleo, dov’è in corso una ricca “proposta” di opere rigorosamente figurali di artisti che appartengono correntemente al repertorio della galleria, un qualche elemento o indicazione che non sia già loro nota: la minuziosa tecnica di rappresentazione e l’indiscussa maestria del dipingere che è stata di Gino Moro, Luigi Brambati, Attilio Rossi, Giuseppe Novello, Giuseppe Motti, Piero Giunni, Trento Longaretti, Carlo Della Zorza, Mario Vellani Marchi, Silvio Consadori, Vito Melotti, e oggi lo è di Adelio Galimberrti, Vittorio Emanuele, Giancarlo Perelli Cippo, Carlo Sciancalepore (quest’ultimo presente con una piccola personale). Un nucleo di pittori noti ai lodigiani e ai sudmilanesi, proposti in diverse occasioni a Lodi, Codogno, Melegnano, San Donato Milanese.

La riproposta – stavolta all’interno della rassegna vinicola di Maleo -, può offrire di conseguenza semplicemente una “sintesi” della consonanza della loro arte con i contenuti di sensibilità, di tecnica e di gusto espressi dall’avventura del Novecento, dal momento storico e dalle sue discipline, dalle sue passioni, dalla individuazione di piccole cose e nei salotti di una intimità lirica, di una composta e raffinata esternazione del simbolo.
La mostra è un racconto fatto di variabilità e dialettica, di incontri fra i soggetti, l’io, le stagioni, le varianti formali che possono essere anche culturali, il modo che colui che dice io collega al passato: al materiale, ordinarlo, collegarlo, adattarlo alla propria scuola o all’accademia, accendendo consolidate dialettiche oggi dimenticate (naturalismo e realismo, immaginazione e razionalità, superamento e ritorno all’ordine).
Senza imprevisti né variazioni laterali (presenti in alcuni “maestri”) la collettiva esperisce una raccolta pervasa dal sentimento, in cui è evidente la predilezione dei pittori per modelli espressivi che nella società contemporanea possono accusare una certa stanchezza.
A Villa Trecchi si possono incontrare veri esempi di pittura costruita e di poesia, ma soprattutto si coglie una sensazione di nostalgia. Da richiamare l’ultima tarsia che il medico-scrittore novarese Eugenio Borgna ha dedicato (alla nostalgia): ci sono nostalgie che fanno vivere, nostalgie che nutrono di gioia e altre di mestizia. Soprattutto ci sono “nostalgie che non si cancellano nel corso del tempo e nostalgie labili ed effimere”. Ovviamente non è per tutti gli artisti in mostra.

 

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