Gianmaria Bellocchio: “Succede. Vivendo”


 

Gianmaria Bellocchio intervista Patrizia Foglia

Scrittori si nasce?”, si chiede Andrea Maietti prefando nel risvolto di copertina Succede Vivendo, “memorie discrete” di Gianmaria Bellocchio. E trova risposta in Daniel Defoe: “Certamente lo si può diventare. Daniel Defoe scrisse il suo primo romanzo a sessantun anni. Prima aveva vissuto nella distrazione di varie attività…Bellocchio ha più o meno l’età di Defoe al suo primo libro. Non è mai troppo tardi”.

Ma “perché?” si scrive e si stampa. E’ una domanda che si fanno parecchi in un Paese dove, è risaputo, si legge poco, anzi pochissimo, e le librerie fanno vita grama. Se lo chiede lo stesso Bellocchio nelle prime righe del suo libro d’esordio: per lasciare un segno di se, per mostrare “la propria passione per le lettere”, per far emergere pensieri, ricordi, affetti, nostalgie.

Le risposte del perché si scrive possono essere molte, da farci capire quanto sia importante scrivere, alimentare la ricchezza del nostro immaginario profondo: si scrive perché si ha molto/poco da raccontare; per passatempo, convenzione, abitudine; per capacità affabulatoria, perché è facile o tale lo si ritiene; perché si ama farsi leggere/conoscere, per gusto, per ottenere recensioni, per il piacere della mente; per comunicare, testimoniare, rivelare cose nascoste che senza il palombaro della scrittura rimarrebbero nel mare dell’inconscio; perché un libro è sempre/quasi una “terapia”; per l’impulso significativo delle parole e altre cose ancora.

Perché Bellocchio si sia lanciato nell’avventura di “Succede-Vivendo” , una sorta di “frullato” diaristico, il lettore lo scopre passo a passo dalla lettura delle settantina di pagine date dall’autore alle stampe nel proprio sessantacinquesimo compleanno e dedicate al figlio Matteo da un anno sposo di Eleonora. Un omaggio da padre a figlio che rende conto del significato profondo e anche no, delle cose che capitano agli uomini e che aiutano a comprendere, con un pizzico di umorismo e di “leggerezza”, qualità che a dare retta a Galileo, al di la della fisicità, a seconda della propria gradazione tonale e intensità di trasparenza, contiene nella sua incorporea sostanza tutte le cose, le idee e i sentimenti. Sottintende perciò in chi scrive semplicità, chiarezza di pensiero, moderazione, sobrietà, capacità di valutare le cose della vita.

Succede.Vivendo è un testo sorretto dal soffio vitale dei ricordi che ha il sostegno di una virtù: la leggerezza capace di ingentilire, rasserenare e magari rallegrare con l’ironia delle insorgenze quotidiane. Per vivere con leggerezza, sembra volerci dire Bellocchio, ci vuole ironia. “Talvolta – coglie Maietti – si ha l’impressione che non è lui a cercare l’umorismo, ma piuttosto l’umorismo a trovare in lui un immediato vivace interprete”.

Le parole di cui Bellocchio si avvale non sono quelle della narrativa corrente, sono parole semplici, segni distinguibili di sentimenti e anche di idee. Del diario personale traducono flashback, pensieri, esperienze, giudizi che l’autore “stende” di fronte al lettore. Ma nella loro semplicità comunicativa rimandano a qualcosa che a volte è più profondo di ciò che possono indicare.

Aldo Caserini

IL LIBRO : Succede. Vivendo. Memorie discrete di Gianmaria Bellocchio. Stampato in 200 copie dalla Coop. Sollecitudo di Lodi. s.i.p.

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