Querques e Marchesi, sintesi di una mostra


Ai primi di aprile, all’ex chiesetta dell’Angelo a Lodi, sono stati presentati gruppi di lavori recenti e non di due autori: Franco Marchesi di Cornegliano Laudense e Dionisio Querques, di radici per via del nonno ludevegine, ma aretino, due pittori dei quali hanno dato più occasioni di esporre insieme e insieme dare testimonianza di entusiasmo per la pittura figurativa, coltivata da entrambi con mestiere e dignità, con risultati di decisa rispettabilità visiva. Naturalmente con diversità di mano e sensibilità, differenti anche nella elaborazione: esibendo schematismi e innocenze (Marchesi); sgorgando realismo e fantasia, penetrando con variabilità e destrezza nel sentimento della natura e delle cose (Querques).
Stilisticamente lontani, insieme si sono sempre proiettati a recuperare il pubblico delle loro mostre a una idea di pittura che i percorsi della storia hanno in gran parte fatto dimenticare, avendo nell’ultima metà di secolo disconosciuto la dignità nel linguaggio pittorico: proporzione, integrità, luminosità, poesia, visibilità, eccetera, indispensabili per dare spessore di rispettabilità ai risultati espressivi.
La decisione di Marchesi e Querques di ripresentarsi ai lodigiani è senz’altro lodevole, sia pure le relative figurazioni non potranno aggiungere “qualcos’altro” da rendere più scorrevoli i linguaggi e sommarlo alle rispettive esperienze artistiche.
Nella pittura di Querques la materia colore, con variabili e adeguamenti, resta elemento che muove sull’ispida strada della contemporaneità di genere, confermando caratteristiche che gli assegnano vanto e simpatia: enfatizzazione di sensazione e visione, colorismo guizzoso, equilibrio formale, composti di luci, colori e volumi . “monetiani”. sedimentazione delle emozioni, organizzazione colore e disegno. Quanto fa insomma da sempre riconoscere temperamento alla sua vocazione pittorica.
Testimone di una pittura d’ambiente locale, semplice e diretta, che si legge facilmente per il lirismo silenzioso, fresco e romantico è invece Franco Marchesi. Non è mai stato un pittore naturalista problematico. Con la sua narrazione di casa non si è mai preoccupato di dare sfondo culturale a una pittura praticata con un unico criterio di lettura – la sensibilità – sottraendola al rischio dei travisamenti: i suoi soggetti sono di rapida popolarità, data anche la facile individuazione di luoghi, località e ambienti. Il pittore li salva dagli eccessi della uniformità e li difende a volte con un celebrativo legato alla memoria e al decorativo.
Gli “ismi” non lo sfiorano. Il mondo rappresentato è semplice, lineare, lirico, dispiegato su geometrie che fermano l’attenzione su atmosfere e cose essenziali, senza significati e disinvolte evocazioni. Quello di Marchesi si può dire un mondo inventato e reale insieme, con qualche varianza di toni e tentazioni al racconto suggerito dalla prossimità con la pittura di Quesques e alla poesia in prosa

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