Franco Marchesi, il confronto con la natura


Franco Marchesi è un pittore autodidatta, uno dei molti che si fan conoscere nel Lodigiano, solamente che lui, da onesto dilettante, non si inventa maestri di richiamo e non cita episodi artistici attraenti. Si potrebbe dire un sopravvissuto, ai certificati storici che molti suoi colleghi agitano senza imbarazzo. Da anni dipinge paesaggi e nature morte. Sfida coloro che coltivano interesse per un’ “altra” pittura che nega la rappresentazione dei luoghi, la vista delle campagne, la poesia delle piccole cose.
Anche in occasione della sua recente uscita all’ex-chiesa dell’Angelo il pittore di Cornegliano Laudense ha mostrato di praticare una pittura pulita, perciò stesso apprezzabile, che non punta a vette, ma se la cava con dignità e disinvoltura, mostrando quel che occorre per fare bella figura: colori adeguati, composizioni giocate al centro, un pizzico di ingenuità distribuita con civetteria.
Per un ultra 70enne che si diletta, la sua è una produzione tutt’altro che da sottovalutare; rivela continuità di percorso e fedeltà alla sua terra, pur senza particolari versioni e visioni. La scelta della piena luce dimostra che Marchesi non è rimasto fermo, opponendo ai delicati effetti neoimpressionisti una pittura di gamma cromatica relativamente ridotta in composizioni perfettamente equilibrate, che emanano un’impressione di calma e di armonia e di atemporalità e un particolare intento di sintesi.
Nella produzione non mancano peraltro lavori in cui egli abbandona le stesure piatte per l’intensità dei contrasti, per giocare sul tocco, sui toni e sul trattamento libero. Dal paesaggio al paesaggio il passo è lungo. Sia nel caso il “passaggio” sia rivolto a soddisfare un pubblico esigente, o sia suggerito dall’aderenza alla sensibilità dell’artista. Egli mostra una sua capacità di “lettura” dell’ambiente e dei luoghi che gli permette d’ andare al di là della semplice riproduzione che asseconda il racconto naturalistico e la riconoscibilità del luoghi.
La “lettura” è un’arte della riproduzione. Suggerisce percezioni segrete, rende visibile l’invisibile, fissa immagini che l’occhio comune non coglierebbe o non vede più, ma che ancora persistono nei luoghi raffigurati. La natura, i cascinali, i borghi sono il terreno che la “lettura” di Marchesi privilegia e mette in pittura, senza trascurare, con altrettanta, sobrietà le nature morte. Lo fa con quel tanto di dolcezza e di rallentamento che spesso li trasforma in elemento simbolico e di memoria. Nelle sue impaginazioni non è estranea la sensibilità. Le composizioni non sono simbolo di inquietudine. Senza enfasi né particolari problemi, introducono ad uno spazio pittorico che soddisfa il bisogno dell’artista di coltivare un proprio individuale rapporto con la natura e le cose fondato sulla semplicità e il rispetto formale.

 

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