De Lorenzi e Amoriello, madre e figlia, l’arte di due


ELENA AMORIELLO
L’ultima cometa

Se memoria non tradisce, una quindicina d’anni fa, commentando una mostra di coppie d’artisti Elena Pontiggia, Lea Mattarella (critica de La Repubblica, nipote del Presidente Mattarella, morta lo scorso gennaio) e Tulliola Sparagli giurarono all’ unisono che la conoscenza in pittura è soprattutto comparazione e che l’arte ha spesso bisogno del confronto per un maggior arricchimento. La mostra di Loredana De Lorenzi e di Elena Amoriello allo spazio Bipielle Arte, che proseguirà fino al 15 aprile, può esserne una prova. Approfondimenti in tal senso sono stati affidati all’intervento di Matilde Romito, dirigente dei beni culturali di Salerno che ebbe già occasione di presentare l’opera della De Lorenzi e che sarà, accompagnata dalle voci recitanti di Vanda Bruttomesso e Giovanni Amoriello.
L’esposizione lodigiana conferma che ci troviamo di fronte a due mondi differenti, che costruiscono il proprio Io su archetipi diversi, su culture linguaggi e tempi storici diversi, anche se nella personale dinamica intellettuale ed emotiva sentimenti e riflessioni si tengono compagnia e si scambiano peccatucci operativi.Le convergenze annunciate sono più nel titolo; trattandosi di allestimenti “antologici” qualche seduzione si può incontrare nei compiacimenti retorici o nei birignao estetizzanti. Non può dimenticarsi però che la personalità delle due ha una “edificazione” temporale di matrice disuguale: di reputazione didattica la De Lorenzi, laureata con una tesi su Lucio Fontana e corsi a Urbino l’Amoriello.
Se si vogliono cogliere “convergenze” perciò, ci si deve rimettere più alla sicurezza che entrambe portano nelle rispettive capacità tecnico-espressive che viene dal dedicarsi a materiali, procedimenti e sperimentazioni, dal riservare al rapporto arte-tecnica una attenzione che spesso trasforma i risultati da oggetti di contemplazione a oggetti di partecipazione.
Quanto esperta sia la De Lorenzi nel fare ricorso ai materiali per procurare fatture eleganti ed emotive e quanto sicura Elena Amoriello nel dare vita a cosmogonie mescolando paste e metalli lo dice assai bene la mostra. Nella De Lorenzi prevale il senso della meraviglia per la natura. I “decori” suggeriscono emozioni, sono eleganti, evocano un giusto grado di poesia. In essi si scorge una abilità d’ artiere, una capacità di produrre arte rimanendo al confine fra figurativo e non, fra tema e spazio spirituale. L’artista “legge” figure e forme della natura e del corpo, richiamando a volte le suggestioni del mito che vi intrecciano. Lo fa attraverso materiali, il metodo preparatorio, la tecnica di manipolazione, servendo il risultato di atmosfere ossidanti.
I lavori dell’Amoriello sono sorretti da un equilibrio di sensibilità cromatica e di temperatura poetica; solidi tra ambiguità figurale e astrazione, orchestrati su varianti, evocativi nelle forme e nel segno. Riferiscono metodo, procedimento, sapere tecnico, applicazione aperta alla sperimentazione, alle trasformazioni di un linguaggio legato al rigore operativo, dove il sapere manuale è al tempo stesso verifica linguistica e poesia.

 

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