Le Stanze della Grafica: conferenza su Kathe Kollowitz


Si avvia ormai a conclusione la seconda edizione de Le stanze della grafica. L’iniziativa, promossa dall’Associazione mons. Quartieri allo Spazio Bipielle di via Polenghi a Lodi esibisce, ancora per qualche giorno, fino al 10 dicembre prossimo. una selezione di rilevante importanza dedicata a Kathe Kollwitz (1867-1945), una ventina incisioni provenienti dall’omonimo museo di Berlino.  Allieva di Stauffer Bern, attiva in Germania fino al 1934, la Kollwitz ha affrontato come pittrice, scultrice, stampatrice, litografa e xilografa i temi della condizione umana, della violenza e della fame, della miseria degli “ultimi” del suo tempo,

A un uditorio non numeroso ma particolarmente attento ne hanno approfondito i termini espressivi e tecnici e le dotazioni storico culturali la curatrice Patrizia Foglia e la scrittrice Micaela Mander, quest’ultima autrice con Flavio Arensi, di “Kathe Kollwitz” (Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo, 2006), organizzatrice di eventi ed esperta in testi per insegnanti e bibliotecari, in occasione dell’incontro ideato da Gianmaria Bellocchio ai margine dell’esposizione.

Con agghiaccianti visioni, la Kollwitz ha vissuto e lavorato in arte per rispondere a una propria “necessità interiore” e per “ intervenire attivamente nel suo tempo”, traducendo in lastre pagine delle tragedie della vita, servendosi di un espressionismo acceso Questa, in larga sintesi, la premessa con cui la Foglia, ha affidato alla propria eloquenza di studiosa le caratteristiche del lavoro incisorio della grande artista, facendo emergere come il linguaggio della Kollwitz dia evidenza a grandi “sentimenti”: dal mondo dei diseredati, alle lotte sociali, alla vita contadina e operaia, e aiuta a capire, al di la delle parole, il clima artistico e culturale, ma anche quello sociale e politico dell’Europa del secolo scorso.

L’ opera è quella di una grande figura della scena artistica, che ha mixato punta secca, acquaforte e acquatinta, la perentorietà del bianco e nero xilografico e le frangiature della pietra litografica. Estranea comunque alle mode – ha osservato la Mander -; la Kollowitz ha recuperato alla storia dell’arte e della cultura del proprio tempo il mondo delle persone comuni, dei diseredati e dei calpestati. La sua è un’arte fatta di talento e di umanità, non estranea all’evoluzione artistica, in cui la sobrietà dei mezzi impiegati ha impedito di cadere nel sentimentale e nel letterario. Di idee socialiste e pacifiste, superata la fase di naturalismo courbettiano, acquistò carattere espressionistici sotto l’urgenza del messaggio politico sociale. Questo, riassuntivamente, il nucleo centrale della conversazione organizzata per cicli produttivi (Una rivolta dei tessitori, Guerra dei contadini, Il tema della morte, quello della Pietà, il ruolo sociale, ecc. ) dalla Foglia e dalla Mander avvalendosi della proiezione delle immagini.

 

Aldo Caserini

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