Teodoro Cotugno: Una Venezia inedita alla libreria Cardano di Pavia


TYeodoro Cotugno, acquaforte, 2017

Teodoro Cotugno, Abbazia della Misericordia, acquaforte, 2017

Dopo mezzo secolo di pitture e di grafiche d’arte dedicate a campi, colli, vigne e cascine, ninfee e specchi d’acqua, con poche variazioni di tema ( Sestri, le Cinque Terre, la Bretagna, Pantelleria, ecce.), rivolte a cogliere con occhio stupito e perizia di esecuzione “accordi belli” dovunque sono ( Arisi), Teodoro Cotugno del quale è in corso con successo alla Banca Centropadana di Lodi una antologica di grafica originale, torna a proporsi a Pavia alla Casa dei libri dell’editore Cardano, all’ombra (si fa per dire) di quella che fu la Torre civica eretta dal Ribaldi. Sotto il titolo Venezia nello sguardo di T.C. sono presentate una quindicina di acqueforti inedite (tutte del 2016-17) un pugno di oli e una decina di acquerelli. Il discorso non è diverso da quello che i pavesi hanno conosciuto e apprezzato in passato. Solo i soggetti sono diversi, ma la qualità è quella di Cotugno, anzi, è ancor più di spessore, per quanto riguarda poesia, sfumature, solidità del rappresentato. Nelle acqueforti, nei colori ad acqua, negli oli, ma ancor più nel linguaggio espressivo, si coglie il piacere della ricerca e della maturità che ha affinato e arricchito di incisività l’espressività e la comunicazione: nelle acqueforti con un segno più mosso, breve nel tratteggio e un movimento leggero e delicato; in pittura con uno sguardo meno indugiante sul rappresentato e più attento a dar luce alle differenze formali (Gipponi).Venezia è Venezia, quella che sappiamo bene, tante volte ripetuta: Canal Grande, Palazzo Ducale, San Marco, La Fenice, le architetture, Tiziano e Tintoretto eccetera. Quella che Cotugno mette in scena non è la Venezia turistica e di tanti pittori. Per intenderci, quella dei bastimenti che tolgono visibilità e respiro alle scenografie. La sua è’una Venezia un po’ insolita, spogliata dalle riproposizione e dalla letteratura. E’ la Venezia di Mazzorbo, del vino Venissa, di Burano, dei merletti e delle case colorate, dello Squero San Trovaso, del lavoro nei cantieri, priva d’enfasi e di orpelli, ricca di semplicità profonde. Ripresa con attenzione agli echi interni, ai segni quotidiani, alla poesia, in cui viene dato spicco a tonalità colte sul luogo dove il colore o l’intreccio dei segni grafici è quel che l’occhio ha colto e il sentimento restituito. In cui la ricerca – quella che appunto investe il linguaggio della grafica e quella più propriamente pittorica – manifesta più acutamente le relazioni interne alla forma, al colore o al segno, con risultati carichi di succhi emotivi imperniati sempre sul cruciale rapporto uomo-natura, memoria-fare istantaneo.I pavesi hanno avuto modo di cogliere il perdurante consolidarsi a partire dagli anni ottanta, con le due mostre alla galleria Botticella, poi da De Bernardi( 1987) quindi, dall’editore Cardano (2010, 2012), un gruppo di esposizioni che hanno permesso a Cotugno di raccogliere consensi sempre più convinti dal collezionismo locale

 

Venezia nello sguardo di T. Cotugno – Pavia, LIBRERIA EDIZIONI CARDANO – Inaugurazione sabato 18 novembre, ore 18 – Presentazione di Tino Gipponi – Dal dal 18 novembre al 3 dicembre

 

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