Il segno di Teodoro Cotugno nel vedutismo lombardo alla Bcc Centropadana


 

 

 

 

Dopo Alfredo Chighine “Centropadana” preannuncia un appuntamento altrettanto alto e attendibile: una selezione di 35 stampe originali di Teodoro Cotugno aiuteranno a ritrovare il suo mondo limpido e poetico: chiese, monumenti, cascinali, stagioni, vigneti, colture, corsi d’acqua, lanche, archeologie rurali, efflorescenze ecc., un mondo scrutato oltre l’immediatezza, pieno di particolari e diversificazioni L’esposizione sarà curata da Tino Gipponi, critico e collezionista lui stesso, esperto in incisione e stampa d’arte ad incavo e altre maniere.Già a suo tempo Trento Longaretti colse come la grafica di Cotugno nascondesse “incanti e magnetismi”, Renzo Biasion fece notare la forza della sua “visione fatta di luce” con cui l’immagine era definita; e Tino Gipponi, ne sottolineò (alla Ponte Rosso) la tecnica, fattasi più “distesa”, “sorvegliata”, sottoposta a un “costante progredire”, e orientata a un ”naturalismo poetico”.L’attuale mostra cade in un momento non facile per l’incisione, con la grande stagione ridotta a ricordo. Sorte vuole vi siano ancora artisti (pochi) che si “avventurano” e affidano ad essa immagini di riferimento immediato, annotazioni, cronache dei sentimenti e delle sensazioni coagulate dal valore naturalistico. Cotugno vi si applica dagli anni settanta, con risultati oggi sorprendenti: di esiti, si vuole dire, distintivi, soprattutto per segno, tecnica e carica espressiva; di registro descrittivo e figurativo di dimensione interiore, ricco di suggestioni, idee e poesia.La mostra si preannuncia pertanto con intatti requisiti per riattizzare attenzione all’“autentico”. Negli ultimi decenni l’acquafortista ha contrastato gli smarrimenti diffusi da tanta arte “veloce” e “moderna”, attraverso un sentimento aperto al rapporto con la natura e alla figurazione. Oggi nessuno può negargli importanza di primo piano, una identità inconfondibile, distintiva, una capacità nel dare spicco al chiarore della carta con l’”essenzialità” della “scrittura”. Non è un estroso, né uno stravagante, tanto meno un capriccioso. Al contrario, ha mano e polso rigidi e occhio fermo da dare corposità e carezzevoli morbidezze ai paesaggi con esibizioni in cui domina l’ampiezza luminosa, la naturalezza distesa, il sentimento di tutta l’immagine.L’incognita del descrittivo è tenuta “a bada”: attraverso la luce, i volumi, e, più in generale, le forme della natura e dei luoghi. A eccellere è la “visione”, vezzeggiata dal segno lieve, trasparente, discreto e però determinato nel cogliere e trasmettere le rarefazioni scintillanti della terra e della cultura. La sua grafica è catturata dall’ osservazione “diretta” ed “emotiva” della natura e trasferita con un segno che è oggi visibilmente mutato nella struttura, “meno convenzionale”, più libero, più “distintivo e personale”.

Il segno di Teodoro Cotugno nel vedutismo lodigiano – da domenica 12 a domenica 26 novembre 2017 – inaugurazione sabato 11 novembre, ore 17.00 Atrio della BCC Banca Centropadana Corso Roma 100 – Lodi – a cura di Tino Gipponi – orari: tutti i giorni dalle 10.00 alle 19.00; sabato e domenica: dalle 10.00 alle 12.30 ee dalle 16.00 alle 19.00

 

 

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