Guercilena e Marini, considerazioni all’estremo margine


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Molti artisti hanno occhio incline ad afferrare “particolari”, a riprendere effetti visivi, motivi; a personalizzarli con abilità artigiana e conferirgli diversa leggibilità o evidenza. Fa parte della libera dimensione delle procedure che svolgono un ruolo protagonista, divenendo forma, segno, messaggio. La tecnica espressiva è attualmente bendisposta a includere qualsiasi elemento, qualsiasi linguaggio.
In due mostre lodigiane – quella dei piccoli formati informali di Mariolina Guercilena e quella di Claudia Marini di ideazione applicativa (al tessile) come definirebbe Luciano Caramel, critico attento alle “esperienze edite-inedite”, proposte da Ambrogio Ferrari al Circolo Letterario di via Fanfulla a Lodi – il fruitore può individuare la presenza di “particolari” operativi che mettono da parte circostanziati procedimenti tecnici tradizionali.
L’iniziativa suggerisce una riflessione più ampia di quella riferita alle pareti: sulla presenza nell’arte del nostro tempo di tracce combinate da “espropriazioni” “appropriazioni” in questioni di invenzione e artificiosità.
Nell’eclettismo delle proposte frutto di impossessamento (assemblage, collage, rayogrammi, ecc.) può non prevalere la sola malizia. L’arte e la sua storia, sono fatte di “alchimie”. Il che,in qualche caso, può anche voler dire “furto” o “ruberia”, ma in altri casi, suggestione di un’ idea o di un dettaglio formale, ripresi e riproposti in varianti da costituire nuove immagini. A far arricciare il naso e ad attizzare perplessità sono le troppe visioni che oggi risultano procurate con tale tecnica manipolatoria di frammenti, residui, icone e che mutano il limite dell’informazione.
Ma se si teorizza che “l’arte si fa con tutto” (Lea Vergine), non si può chiudere fuori che anche procedimenti e procedure seguano la stessa stagione. Il prodotto è la prova della elasticità della mente umana, della sua capacità di dilatare le categorie o di creare nuove classi di esperienza. Il risultato dipende dalla cultura e dalla personalità dell’artista. Anche se la “contaminazione” rischia di adombrarsi per reazione elusiva e soggettiva (Gombrich, Sulla psicologia dell’arte decorativa, pp. 455).
Se col dettaglio di una “cosa” o di un dipinto altrui se ne costruisce uno proprio, di questo passo si va all’infinito.
Faceva notare Sebastiano Grasso come a un soggetto oggi si amalgamano agevolmente elementi della quotidianità, o della natura, o recuperati da altri soggetti. Esempio: “da un fumetto, un manifesto, un’insegna al neon, una visita ai grandi magazzini”. Risultato:”Da un lato si viene attratti da una immagine classica; dall’altro da un’icona popolare da supermercato”. Si può andare più oltre nel nome della attualità?

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