Tindaro Calia e “il senso della figurazione”


Tindaro Calia: “Andrea”, olio su tela, 200×130

E’ chiusura per Tindaro Calia allo Spazio Arte Bipielle, autore di un una mostra-sommario che ha avuto il pregio di mettere in evidenza la profondità dell’ esperienza e della ricerca avviata sin dagli anni Settanta.
Il successo ottenuto è di quelli che si definiscono scontati. La reputazione raggiunta dal “professore” negli ultimi anni è tale da sfiorare la fama, il massimo credito, da scavalcare tutto e tutti, fino a emarginare ogni altra iniziativa. Le sue esposizioni fanno snocciolare aggettivi, non solo quelle che hanno senso in rapporto alle espressioni figurative, che sono poi quelle stesse che recuperano e riportano alla definizione di realismo. Da sempre Calia è pittore attento a cogliere la realtà attraverso la dimensione umana e quotidiana, a tradurla in immagini intensamente morali, ricche di valore educativo e come tali strumento di una teoria che – azzardiamo un poco -, può far riandare a Courbet, che fu da par sua artista attento a cogliere la realtà nella sua dimensione quotidiana e umana, “in grado di tradurre i costumi, le idee, l’aspetto di un’epoca”, in composizioni aperte alle situazioni e agli esperimenti formalmente più liberi, purché “entro la rappresentazione”. Seveso scrive che al centro della sensibilità artistica dell’artista “continua ad esserci il corpo umano, specchio e sintesi di ogni sentimento e di ogni giudizio, come ragione di ogni poetica”. Il successo ottenuto è frutto di una pittura non ingannevole, dell’ indagine dedicata alla figura umana, con cui egli ha, da tempo, definito culturalmente e professionalmente l’ampiezza del proprio orizzonte intellettuale e artistico. Al di là delle tante attribuzioni che gli si possono riservare, una cosa è certa: pur avendo un profondo carattere iconografico la sua pittura non è commerciale. E’ figurativa (nel senso migliore del termine), ma di idee, da cui balza evidente il tessuto culturale che l’alimenta, insieme al composto intellettuale, spirituale e affettivo che l’arricchisce.
Calia è rimasto un pittore “non allineato”, non influenzato dalle mode. Chi lo ha seguito in questi anni, allo Spazio Bipielle non avrà forse trovato elementi aggiuntivi agli annodi e ai precedenti richiami. Tematizzando i fili della ricerca, pur rispettando modalità ricorsive, egli ancora una volta ha fornito indicazioni somatizzanti dell’individuo, dell’umanità e delle stagioni della vita, insieme a dettagli naturalmente pittorici, lasciando nel fruitore la consapevolezza del suo proseguire un discorso che “va oltre” la pura e semplice espressione. Ha reso il corpo umano “specchio e sintesi di ogni sentimento e di ogni giudizio, come ragione di ogni poetica”

Annunci

Lascia un Commento:

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: