Le piazze di Lodi e italiane di Franchina Tresoldi


franchina-tresoldiANTOLOGIA DI STAMPE ALL’ACQUEFORTE E ALL’ACQUATINTA ALLA BIBLIOTECA LAUDENSE

Esponente storica dell’arte locale Franchina Tresoldi si esibisce da oggi, giovedì 30 novembre fino a tutto dicembre, alla Biblioteca Laudense con un repertorio di acqueforti e acquetinte raffiguranti piazze locali e non solo locali.
L’aver posizionato (anni ’70) l’ attenzione sulla conformazione spaziale dei centri storici, ha mosso la sua produzione calcografica su un fronte che ha riconsegnato valore plastico alle piazze del Bel Paese, e l’ha fatta conoscere come artista in tutta Italia per l’autonomia e la complessità del proprio linguaggio. Le “Città d’Italia” è una produzione distinta da ogni altra espressione grafica, finita negli ultimi tempi un po’ in ombra, a causa degli impegni dell’artista su un diverso versante espressivo. Ora, è la stessa ad averla riproposta, attraverso un capitolo di calcografia “laudense”, che la riconquista alla attualità visiva e al proprio profilo d’artista.
La mostra, affidata a una trentina di stampe e a un paio monotipi, ha il pregio di riaccendere l’attenzione sull’ approfondimento critico dell’immagine colta e del paesaggio urbano, dentro cui si coglie insieme il fascino delle forme, l’ordine dei decori, la selettività e la messa a fuoco dei particolari, la costante evocativa della vita e della storia.
La selezione alla biblioteca comunale oltre che il bagaglio di esperienze delle piazze laudensi (San Rocco, piazza Duomo, piazza Barzaghi, San Cristoforo, piazza San Lorenzo, Maddalena ecc.) e di quelle italiane ed estere (Piacenza, Crema, Roma, Venezia, Mantova, Costanza, Pontremoli, Fontainebleu, ecc.) disegnate tutte con rigorosa tessitura segnica, rende conto di come le distinzioni dei luoghi si intrinsecano nell’ impianto linguistico delle eaus-forts e delle gravures en maniere de lavis. Conferma, infine, come nell’esercizio consapevole del proprio mestiere l’artista abbia saputo/sappia tenersi lontana dalle vacue decorazioni. La Tresoldi mira all’essenza delle cose nei loro aspetti evidenti e garantisce l’immagine di spazi e architetture dalle incognite del compiacimento decorativo.

La sensibilità estetica che le ‘rappresentazioni’ fanno registrare nel modo linguistico, concorre alla sostanziale unità di un patrimonio di immagini espresso fuori da ogni avanguardia e da ogni accademia. Mollare questo patrimonio nel cassetto (sia pure per ragioni professionali), avrebbe significato farlo uscir di mente. Bene ha fatto dunque la Tresoldi a riportarlo alla visibilità, con una scelta che aiuta il pubblico di casa a riprenderne familiarità con il linguaggio. Le immagini in mostra non forniscono solo un repertorio letterario e illustrativo delle piazze lodigiane e italiane. La Boscaglia vi vedeva il fascino ‘tecnico’ della tessitura. Peculiarità che si avverte ancor oggi: nella elaborazione, nella fusione del segno e nelle citazioni iconografiche della struttura fisica e visiva.

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