L’OPINIONE / Troppe mostre-contenitore


16818-collinaNon c’è persona che non diventi in qualche modo sensibile e interessato al linguaggio artistico quando esso coinvolge la sfera dei suoi sentimenti, degli interessi e delle curiosità. La sconfinata bibliografia sul linguaggio della pittura e dell’ arte in genere, concorda da secoli che il linguaggio artistico è segno delle idee. Poiché ogni idea è segno di una cosa, la pittura e l’arte sono segni dei segni delle cose. Non è solo un gioco di parole.
Il linguaggio – segno convenzionale delle idee -, è lo strumento attraverso il quale l’uomo indica il proprio pensiero e contrassegna la realtà. Vale per il linguaggio scritto e per quello parlato. Vale per quello visivo: della pittura, della grafica, della scultura, della fotografia, della videoarte, delle installazioni, eccetera.
La pittura è un sistema emotivo importante. In grado di suscitare sentimenti, non meno di quanto sia in grado di trasmettere informazioni, di incidere sul gusto estetico, di produrre conoscenza. Ma anche dei paradossi, di sollevare domande e procurare inquietudini, di vedere il proprio contenuto comunicativo associato a significati simbolici che vanno oltre i codici convenzionali.
Può accadere (accade!) che il suo linguaggio si imbrogli. Da solo. Che finisca in un groviglio paradossale. Accade quando si dimentica che il linguaggio dell’arte è un linguaggio mentale e logico ed anche antropologico, in cui si inseriscono richiami, citazioni, esperienze. Succede quando si riduce a semplice “prodotto” artistico, passato come tale dagli operatori del sistema espositivo e dalle ragioni di mercato.
Una mostra d’arte è un fatto di valore e importante. Sempre che restituisca immagini che imprimono significati, che consenta di pensare, di vivificare la memoria e di integrarla in orizzonti di senso e di significato.
Non può essere uno spazio di puro protagonismo. Perciò esige vigilanza. Se non scopre i poteri dell’espressione finisce per essere inutile. Può far allontanare il pubblico invece di coinvolgerlo.
Al rischio si può sfuggire con scelte tematiche che non lascino indifferente il visitatore. Che proteggano non con la retorica o le illusioni sentimentali, ma con la consapevolezza del “progetto espositivo”. Per questo una mostra esige attenzione particolare dalle istituzioni che vi provvedono da sole o conferendo incarichi. Quando le iniziative dipendono anziché da scelte culturali da scelte “private” (mettiamola così), i rischi si possono immaginare. Sono quelli che si hanno con l’ingolfamento di presentazioni prive di contenuto, il cui unico pregio è di poter essere prontamente dimenticate. Con danno però al patrimonio delineato.

 

 

 

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2 thoughts on “L’OPINIONE / Troppe mostre-contenitore

  1. Bravo,hai scritto un bel articolo sull’arte in generale,perchè è VERO!

  2. Marisa ha detto:

    Concordo su tutto.Complimenti

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