Felice Vanelli (1936-2016), una vita per l’arte


VANELLI FELICE-7Felice Vanelli, uno dei migliori artisti lodigiani, cresciuto fuori da ogni deformazione ideologica – con una tendenza naturale al classico, al racconto e al procedimento tecnico – , ci ha lasciati. Aveva ottant’anni. Lascia la moglie Clara Cozzi e il figlio Siro. Artista serio, vigoroso, caparbio, se ne è andato come ha vissuto, alla chetichella, senza disturbare, sottraendosi allo sguardo degli amici. Ha dedicato la sua vita interamente all’arte, introducendovi l’idea della naturale ineluttabilità dell’addio, da lui considerata “segno e presenza di poesia”, speranzoso che nell’aldilà avrebbe ritrovato colori, forme, simboli e preghiere che in vita gli suggerivano le grandi rappresentazioni, da destinare qualche nuovo messaggio.
Pittore, scultore, affreschista, litografo, ceramista lascia nelle nostre chiese e nelle nostre case una impronta consistente, migliaia di opere dove la morte non è esclusa, anzi è spesso rappresentata facendone un momento alto, quando possibile, della vita.Forse, per la popolarità raggiunta sin da giovane, non gli sono mancate le avversioni e le critiche, ma più che per scelta estetica per una questione di pelle, e forse per quel suo impegno a voler dare sostanza morale alla sua arte. La critica, soleva dirmi, non è creatrice. Si può accettarla da persone riflessive, sensibili. Il commento non ha giustificazioni se non mette in luce il compimento misterioso di un’opera”. Nei lavori migliori, in maggioranza d’identificazione religiosa, malinconia e dolore sembrano trovare conforto. In uno spazio figurativo realistico è il cristianesimo che rigenera l’umanesimo.Al primario culto di germe realista Vanelli ha fatto accompagnare l’ostentazione michelangiolesca, per poi seguire indirizzi più aggiornati, sempre fedeli alla figura. Ad artisti del Cinquecento tengono dietro approcci e accostamenti ad artisti recenti. Non nascondeva il suo interesse per Floriano Bodini.
Le simbologie estreme – di morte e di vita, di speranza e di resurrezione -, sono esplicite nei riferimenti diretti al cristianesimo. Vanelli sapeva andare oltre l’occasione per offrire meditazioni sul mistero dell’uomo, sul suo destino, sulla contraddizione che lo rendono uguale e insieme diverso, sul senso della fede.
Disegni (sanguigne, gessetti, matite) e tecnica litografica, possono trasmettere l’impressione di un artista disinvolto. Ma nell’affresco e nella pittura ad olio o in certe ceramiche (in particolare quelle ultime dedicate ad Ada Negri e a Madre Cabrini cotte dalla Ceramica Pisati e Minetti), è chiara l’abitudine classica o il meccanismo barocco, più precisamente di sublime retorica e mestiere. Vanelli non era un buon parlatore, lo si sapeva. Ma leggeva, si documentava, approfondiva, discuteva, si schierava. Credeva alla sua professione e alla sua arte. Possedeva stile nobile, non nel senso di aristocratico ma di decoroso. Si distingueva senza doni accademici (ricercati, sofistici, teorici). Dietro all’abilità e al mestiere non eclissava la scuola. Aveva frequentato quella degli Artefici di disegno e chiaroscuro a Brera e quella libera di nudo all’accademia. Come autore ha manifestato costanza di carattere nell’immaginare opere capaci di suscitare un senso. In certi lavori non ha trascurato un pizzico d’enfasi, sempre comunque ragionevole. Ma quando restringeva sull’indispensabile, i risultati erano diretti, fragranti, perpicui.
Era un uomo particolare, che sapeva amicare e allo stesso tempo allontanarsi. A volte spinoso, a volte poco duttile, non amava l’ invadenza, la petulanza dei suoi stessi colleghi. Poco mondano, sfuggente, non veramente conosciuto dal grande pubblico, ha maneggiato motivi rischiosi, il poetico, il religioso e il liturgico, in particolare ricavando scene dai Sacri Testi che collegava e sviluppava sempre più spesso agli aspetti del quotidiano. Faceva parte della sua poetica: come vi facevano parte una maniera senza il manierismo, una spiritualizzazione senza lacerazioni, una rappresentazione senza complessità. Era subito piaciuto, dai primi disegni, all’onorevole Giuseppe Arcaini che fu il suo primo vero sostenitore.
Del suo percorso artistico, soprattutto dopo che negli anni ’60 si avviò all’affresco, si è detto e scritto molto, forse troppo. Se certa pittura letteraria la si carica di interpretazioni piene d’ enfasi o di retorica, il rischio è che si perdano di vista linearità del percorso e contenuti simbolici, e si finisca per fornire di essa una versione compendiaria, magari accattivante ma accentrata sulla superficie. Un errore in cui sono caduti in diversi prendendo in esame la sua scultura monumentale (Castiraga Vidardo, Turano Lodigiano, Lodi, Graffignana, ecc.)
Nelle chiese del Lodigiano le rappresentazioni sacre, iconiche e devozionali abbondano. Vanelli non è mai stato un manierista. Ha cercato sempre di coniugare in modo credibile l’ espressione con la sensibilità verso i problemi e le contraddizioni dell’uomo contemporaneo. Nelle chiese le sue opere propongono diverse interpretazioni, e, naturalmente, giudizi. Sono un documento della varietà di elementi con cui egli ha cercato di intrecciare e accompagnare il messaggio. Pitture a fresco, oli, sculture si trovano a Dovera, Mirabello di Senna, Meleti, Muzza di Cornegliano, Montanaso Lombardo, San Colombano al Lambro. Ossago Lodigiano, Camairago, Meleti, Muzza di Cornegliano, San Rocco al Porto, Casalpusterlengo, ma anche a Roma e nella cattedrale di Lomé in Togo. Sono un numero tanto abbondante da contenere le prove della qualità e della sua maturità, dei suoi percorsi e delle loro finiture. Senza contare, naturalmente, i paesaggi, le composizioni, i ritratti che arricchiscono le collezioni private e pubbliche in cui egli mostra un mestiere e una attenzione consapevolmente rivolta a comunicare.
Dal momento in cui si è presentato la prima volta in pubblico a Lodi e a Milano Vanelli ha sempre rifiutato la posizione di coloro che volevano limitasse il suo intervento “solo a ciò che vede”. Lo studio dal vero ha rappresentato un punto di partenza ma per giungere alla sintesi tra nature e immagination.

 

 

 

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