A Vanda Bruttomesso pittrice perfetta di un tempo imperfetto il Premio Oldrado 2016


Bruttomesso VaNDAVanda Bruttomesso, l’artista lodigiana alla quale l’Oldrado rende quest’anno un atto di ossequio, si potrebbe definire una pittrice perfetta di un tempo che è stato in città imperfetto, a cominciare dal significato letterale della parola: imperfetto vale a dire con una pratica artistica incerta e sospesa tra esperienze e finalità diverse. I termini tecnici più adottati per poterla designare e riassumere sono “neo” e post”, (due prefissi indicanti il nuovo o recente e il dopo o il poi); due poli entro cui stanno forme di insistenza narrativa e apologetica e forme che hanno perduto o che mantengono il recitativo epico, e con le interruzioni inevitabili: sperimentazioni, bricolage, anacronismi, pseudo-modernismi. La storia dell’arte ci dice che discordanze e incostanze di idee e di comportamenti hanno sempre albergato, a volte dando anche il la ai cambiamenti. Contro le mutabilità eccessivamente veloci si è mossa Vanda Bruttomesso, che da anni assicura alla propria pittura una impronta personale disciplinata ed esigente fatta di forme pure, forme astratte e forme geometriche e di modi costruttivi, strutture, e insiemi.
BruttomessoNon sempre facile da scoperchiare, la pittura di questa artista che è stata allieva di Gino Moro e di Franco Campestrini è stata rappresentata, dapprima, da istanze razionali, poi da una spiritualità affidata a forme e sensazioni formali e cromatiche, quindi da elementi di materia e dalla interazione di segni, linee, masse. Costituiscono una sorta di diario che da risalto a “lunghezze” o “grandezze” dell’esperienza e della sensibilità, della cultura e della metafisica dell’essere.
Il premio Oldrado alla Bruttomesso è il riconoscimento a una artista tecnicamente e poeticamente “protetta”, nei cui lavori sa equilibrare composizione e colore, geometrismo lineare e modulazioni , e dotarle di luce atipica attraverso colori acrilici ora freddi (senza essere glaciali), ora caldi (senza essere ardenti). Nei suoi quadri blocca immagini e suggestioni spaziali, identifica i piani e la profondità della visione con quelli del tempo interiore o dell’evocazione e dell’immaginazione.
Non è pittrice che lascia posto a euforie o emotività. Non presenta credenziali fuori dell’ ordine, della compostezza, del rigore e del gusto. Sa far contemplare il silenzio, le squadrature, le forme lisce, le fredde delimitazioni riempiendole di luce. Nei suoi percorsi la sua pittura gioca fra i significati sperimentali e certa aristocrazia di contenuti. L’occhio è sempre sulla trasfigurazione poetica, riceve sensibilità dall’ inquietudine, dalle immagini piatte e incantate, dai loro musicali equilibri e dai richiami metafisici.

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