L’Opinione / Mostrite e blockbuster


inaugurazione2SONO TROPPE LE MOSTRE SUL TERRITORIO?  Intendiamo quello geograficamente esteso lungo l’asse della via Emilia che da San Donato Milanese va al Po, e che raccoglie i centri di Lodi, San Giuliano Milanese, Melegnano, Paullo, Casale, Codogno, Sant’Angelo e alcuni comuni minori. Per le mostre, facciamo invece riferimento  a quelle organizzate dagli enti pubblici e dai privati, che trovano allestimento in appositi spazi, ma anche quelle presentate in gallerie, circoli, convivi, Pro Loco, negozi,  eccetera.
Sul livello dell’ ” offerta” non esistono dati. O se esistono, non sono diffusi, non si conoscono. Si sa solo, per sentito dire, che il mercato ha ripreso “movimento” e che, com’è sempre stato, favorisce alcuni artisti e fa soffrire altri. Le difficoltà della crisi non hanno attaccato le attività artistiche più di quanto si siano accanite su altri settori terziari. L’esigenza di “ripresa” ha comunque alimentato la convinzione che le esposizioni siano troppe per un territorio di 780 km2 e meno di 230mila abitanti: troppe per numero, troppe in rapporto alla “domanda”, troppe per frequenza, troppe per  recuperare una centralità negli interessi della gente. Troppe anche quelle di  incerta qualità espositiva e di allestimento, durata, distribuzione, e troppo poche quelle di alcune categorie ( scultura, grafica, ceramica, fotografia, vetro fusioni, design) e tendenze
In mancanza di una rilevazione conoscitiva (scientifica), che avrebbe dovuto spettare a Comuni, Provincia, Fondazioni, il sistema degli eventi espositivi  non permette di valutare i ritorni  culturali e “la sostenibilità”  rispetto al pubblico delle mostre.
Eppure,  distinguere all’interno del sistema espositivo si deve. A costo di cadere in qualche approssimazione. Nel loro insieme gli apparati possono offrire  l ’impressione di vitalità, di ricchezza di interessi diffusi, mentre se si ferma l’attenzione ai risultati  non sfugge che il surplus, anziché frutto della ricchezza di programmazione appartiene a qualche altro fenomeno di incerta natura.
Oggi chi  va a vedere una mostra sul territorio fa fatica a scegliere nel marasma delle proposte. Alcune le troverà senz’altro  di buona fattura, ma altre gli risulteranno raffazzonate e qualcuna patacca. E chi deve decidere policy fa fatica a scegliere, preferisce dare visibilità a chi ha buone relazioni o spalle più coperte.
Il contesto nasconde un altro aspetto: le iniziative locali non poggiano, se non raramente, sulla ricerca. Gli organizzatori preferiscono puntare sul sicuro, sul visto e rivisto, contare più sul bacino di utenza tradizionale,  affidarsi ad altri operatori “chiavi in mano” .
Valorizzare la produzione locale è bene. Ma non basta senza un’azione preventiva di selezione. Senza distinguere là dove esistono le novità e i miglioramenti che meritano d’essere fatto conoscere al fruitore.

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