Opere di Ugo Maffi dal 1959 al 2012 allo Spazio Bipielle di Lodi


Il pittore UGO MAFFI

Il pittore UGO MAFFI

Difficile dire qualcosa di effettivamente nuovo di Gian Ugo Maffina (Ugo Maffi), dopo che di lui è stato detto e scritto tanto in vita, a proposito e forse anche fuor di proposito, per ragioni umorali e a volte di altra sostanza. L’attuale mostra allo Spazio Bipielle ha il merito di sottrarlo comunque all’effimera e incasinata voce dei cataloghi e delle riviste, a cui Maffi peraltro soleva ricorrere per sostenere la propria proteiforme produzione, oltre che rappresentare l’esigenza di tenerne viva la sua memoria di artista insieme al diritto-dovere della critica di indagarne l’espressione e i significati espressivi. E’ un’occasione per un esame orientato all’esigenza di ricostruzione e di verifica della sua ampia attività d’artista (pittore, grafico, ceramista, artista orafo, decoratore, autore di cartelle di poesia e poeta lui stesso) da aiutare il grande pubblico a ritrovare le esperienze del pittore e il suo sviluppo artistico.
Maffi è senza dubbi l’unico pittore “contemporaneo”, insieme al casalese Gino Carrera, ad avere impresso all’arte del territorio un cambio posizionale, una “lettura” pittoricamente diversa, aderente alla fascinazione messa in campo (o in gioco) dalla ricerca artistica nel dopoguerra.
Le sue opere – aveva ricordato in altra occasione Tino Gipponi il curatore dell’attuale esposizione – oggi non sono più viste con sorpresa, ma a cominciare dalle prime “varietà” e dalle “incertezze giovanili” almeno fino alle antologiche al Museo Civico di Lodi del 1976 e 1980 furono accolte con esitazione e perplessità, come un tentativo incerto d’avanguardia da una provincia “muffosa e acquietata nell’inerte convenzionalismo”
In arte nessuno è mai senza genitori. Nella pittura di Maffi si possono rintracciare diversi richiami, sia pure tradotti in un linguaggio personale fuso tra riflessi, tematizzazioni, stati d’animo, poetiche.. Alla Bipielle non si scoprono “momenti” o “esperienze” da sommare a quelle conosciute, ma acquarelli, pastelli, inchiostri, oli che sono i solchi che hanno accelerato le scelte dell’artista verso una sorta di espressionismo lirico.
La retrospettiva coagula le linee della sua ricerca su alcuni nuclei tematici e poetici. Recuperate dalla ex-moglie Assunta Saccomanno, mostra come simboli, metafore e poesia fossero presenti da sempre in Maffi, sin dalle prime esperienze; e come questi tropi abbiano recuperato il modo di ripetersi nella fase di maturazione. Rende soprattutto chiare quelle componenti del linguaggio che, a scavalco degli anni Cinquanta-Sessanta e poi negli anni Settanta e Ottanta, diedero evidenza e sostanza alla “rottura” di Maffi rispetto a tutto il contesto localistico.
Alcuni lavori fanno conoscere com’egli abbia sempre affidato la sua pittura al colore. Anche se ai toni accesi e alle varianti caratteristiche che spostarono la quotidianità del reale a una sorta di crogiuolo di idee naturalistiche e metafisiche egli arrivò per fasi successive. Guidano in un territorio dove la varietà dei timbri cromatici e dei registri iconici ruotano attorno a luoghi e paesaggi, a uomini e civiltà d’altri tempi, al mondo contadino, al fiume, alla natura, ai caratteri dolenti del sacrificio e della morte, a sostanze spettrali.
Il visitatore trova declinati un po’ tutti i temi preferiti da Maffi: le sue vegetazioni, i suoi sfumati contrapposti, terra e acqua, atmosfere, insieme alle metafore legate all’uomo, al lavoro, alla storia; congiunte alla coniugazione esplorativa, al segno e al gesto, ai piani orizzontali; a una poesia nata dal silenzio che conduce alla riflessione, alla percettibilità visiva di sottili relazioni tra il dato umano umorale e quello naturalistico.
Questa vibrazione di elementi è stata da sempre al centro della intensa, acuta e profonda osservazione di Maffi. L’artista l’ha coltivata sin dal successo al Premio per la Giovane Pittura Italiana e al Premio Ramazzotti, con un ritmo e una scambievolezza di tempi sonori, un movimento e silenzi fitti di intrighi, ricco di barche, nuvole, riflessi lunari, di barbagli e iterazioni con la materia. Nell’opera di Maffi viene fuori una coerenza di trame, di parti – più “pensanti”, visibili e di parti più leggere – che portano in primo piano l’essenza delle cose. Senza averlo conosciuto nei panni di accanito “lettore” di Pavese (“Paesi tuoi”, “Lavorare stanca”, “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi”) , di Caldwell, Pound, Hemingway, Kafka ecc. certi “assestamenti” della sua pittura possono sfuggire. La sua arte è fortemente collegata alla poesia e alla letteratura. Perciò stessa inquieta. Come rivelano le liriche della raccolta “Dormitemi accanto. Fogli e colori” (Il bracconiere, Lodi, 1998) che accompagnano la mostra e che Wanda Bruttomesso ha letto al pubblico all’inaugurazione e che costituiscono un’ulteriore scossa interiore.
Anche questa mostra di Maffi porta in primo piano l’anima, la poesia, l’essenza delle cose insieme alla sua estrema attenzione alla materia, come natura corporea, più sfumata di quella dell’energia che l’animava.

 

Ugo Maffi – Opere dal 1959 al 2012 – Bipielle Arte, via Polenghi Lombardo, Lodi – dal 5 al 25 aprile 2016 – Orari dal martedì al venerdì dalle 16 alle 19 – sabato, domenica e festivi dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19

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