CASALPUSTERLENGO, una mostra per tenere d’occhio il futuro


Artisti di tre generazioni a confronto

 

Uccelli Veniero Babbo Natale

Nei decenni trascorsi le mostre collettive si rifacevano all’esigenza di un costante aggiornamento dei filoni espressivi, oggi, data la trasformazione delle arti visive e il veloce succedersi delle esperienze individuali, le esposizioni collettive promettono esiti più problematici e naturalmente opinabili.
Prismi, generazioni a confronto, ordinata da Amedeo Anelli al Cesaris di Casalpusterlengo, all’interno del ciclo dedicato alle arti visive, sembra tenersi lontana dagli inconvenienti denunciati da tante iniziative messe in piedi sotto il segno della contemporaneità.
De Bernadi Cesari CAll’insegna del generazionale – ombrello peraltro non privo anch’esso di rischi -, la rassegna dello spazio Cadorna circoscrive le esperienze al terreno delle “atmosfere”, prescindendo dalla comparatività delle “posizioni” espresse, nel senso che le “tendenze” in luce o sono state superate o conoscono la fase del così detto ricambio, mentre gli “emergenti” non sono più portatori di novità e rivelazioni ma riflettono un comportamento di tipo magmatico e globalistico. L’interessante mostra all’IIS Cesaris è anche importante perché fornisce informazione che aiutano a stimolare l’interesse del fruitore su singole produzioni create dai protagonisti in un “dato momento”. L’ottimo risultato non è quindi l’estrinsecazione di un “modo-di-essere-e-di-vedere-il mondo”, come si diceva una volta, e neppure un ritorno alla così detta “buona pittura”, o a qualche carica demistificatoria o provocatoria con i linguaggi della visualità venivano spiegati, ma più propriamente, è quanto all’interno di alcune generazioni, è stato prodotto, sia pure in modo non sempre sistematico, con grande libertà nell’attraversare le esperienze del fare.
Sottratta all’imbarazzo delle “classificazioni” pur mantenendo una robusta griglia interpretativa, la mostra ha una allestimentosua attrattiva nello spessore delle opere presentate e che rivelano anche come qualche esperienza in chiave “post” sia ancora possibile là dove la ricerca individuale ritrova momenti esistentivi e contenuti rivendicati dal principio d’un’arte come arte. Le opere esposte in modo piacevole, invitano senz’altro a soffermarsi su quelle particolari di Dorazio, interessate a fenomeni percettivi; di Abbozzo, sensibile maestro di alchimia; di Vinicio Tartarini, che impacchettano segni mentali, consci e inconsci; di Emilio Tadini, originali e caratterizzato da una visione fantastica e polemica.
Un valido esempio è fornito da tre lodigiani: deambulano tra poetica del gesto e segnali interiori i procedimenti di Franco De Bernardi; ai minuti frammenti di grafica e al discorso del colore sono dedicate le scelte di Andrea Cesari mentre quelle di Cinzia Uccelli sperimentano percezioni nella spazialità.
Associata all’arcaico è la pittura di Fernanda Fedi e alla “rilettura” lo è quella di Gino Gini; del piacentino Veniero sono decorative composizioni affidate al colore; all’essenza delle forme nella materia sono dedicati i lavori di Elisabetta Casella; di interesse eclettico quelle del sestese De Palos.

 

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