Franco Corradini: Le ultime parole di Cristo sulla croce tra teologia e pittura


CORRADINI: "Pater, in manus tua commendo spiritum meum" Lc 23,46 - Tecnica mista su tela e tavola, cm280x540 (2011)FRANCO CORRADINI: LE SETTE ULTIME PAROLE DI CRISTO SULLA CROCE I quattro Vangeli narrano, ognuno a suo modo, la morte di Gesù e le frasi ultime da lui pronunciate. A seconda dei riferimenti che la forma cronologica prevede delle Sette parole, ci si può avvicinare con approssimazione al mistero della crocifissione. Da qui anche le differenti immagini narrative che sono state offerte da pittori moderni (Gauguin, Fontana, Bacon, Malevic, Chagall, Dalì, Rouault, Nolde ecc.), da artisti contemporanei (Fontana, Cassinari, Kokoska, Manzù, Minguzzi, Fazzini,, Vangi, ecc.), e, naturalmente, da pittori delle epoche trascorse ma anche da musicisti e compositori (Haydin, Schutz, Gounod, Franck) che hanno interpretato nella loro opera il dramma del Dio crocefisso e le parole da lui lasciate prima che accadesse. Ci prova, ci ha provato, anche Franco Corradini, artista di Borgonovo Val Tidone (Pc) che con una serie di lavori dall’accento ambiguamente figurale ordinate nella ex-chiesa di San Cristoforo, invita non solo ad osservare con meraviglia il Calvario e le “contraddizioni” che prendono forma attraverso la materia, il colore e la luce cogliendo orizzonti estetici ai quali ci eravamo da lungo tempo disabituati. Di Corradini, che aveva presentato lo stesso ciclo pittorico nei chiostri della Basilica di S. Antonino di Piacenza, i lodigiani conoscono poco. La sua presenza sul territorio alaudense si riduce a un paio di occasioni, due collettive, una all’ex-Soave di Codogno, l’altra di grafica all’ex-chiesa dell’Angelo in compagnia di Maffi, Grmas e Petringa. Il piacentino è artista che da sempre indaga con la ricerca espressiva il sacro e che da sempre mette in rapporto il linguaggio artistico con la qualità spirituale dei sensi, le forme con la “Parola”. La mostra lodigiana, promossa dalla Associazione Monsignor Quartieri è una riprova della adattabilità e riattualizzazione della sua arte alle tematiche che celebrano il Mistero, interpretato nelle diverse forme: di sofferenza umanissima e tragica, di simbolo e progetto di salvezza, di giustizia e amore per l’umanità. I sette trittici sviluppano con originalità espressiva e coerenza compositiva le ultime parole di nostro Signore: “Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno”; “In verità ti dico: Oggi sarai con me in Paradiso”; “Donna, ecco tuo figlio”; “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”; “Ho sete”;”Tutto è compiuto”; “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito”, aggiungendo alla lettura che ne danno teologi, biblisti, liturgisti, ebraisti una interpretazione figurale drammatica capace di coinvolgere con una coloritura violenta ed emotiva il visitatore da obbligarlo quasi a una sorta di pelustrazione dei simboli distribuiti nelle tele, a penetrare nei frammenti per darsi ragione della sconfitta dell’umano. Dotato di inventiva, Corradini abbozza, disegna, ridisegna, utilizza carte, frammenti, materia, mescola la figura all’informale, l’oscurità alla luce, la quiete alla tenebra, il gemito al mistico, il Crocefisso all’umano. Conferma capacità di fare sintesi dei mezzi espressivi, non solo, ma dei concetti che danno contenuto, senza farsi tentare dalla spettacolarizzazione. Intreccia con autodisciplina e incalzanti rimandi le forme alle parole, alla teologia, al rapporto col trascendentale e con la storia. E’ come volesse far ritrovare il concetto di sacro all’arte del nostro tempo che se non lo ha proprio smarrito, lo ha sicuramente molto stemperato. Da pittore lo fa imprimendo tensione al gesto e alla materia, mettendo in gioco tracce di energia spirituale, riscrivendo il rapporto con Cristo, che esiste comunque, lasciando al fruitore la percezione che la sua sofferenza che affiora dall’impronta materica, incarna la sofferenza dell’uomo.

CORRADINI: “Pater, in manus tua commendo spiritum meum” Lc 23,46 – Tecnica mista su tela e tavola, cm280x540 (2011)

I quattro Vangeli narrano, ognuno a suo modo, la morte di Gesù e le frasi ultime da lui pronunciate. A seconda dei riferimenti che la forma cronologica prevede delle Sette parole, ci si può avvicinare con approssimazione al mistero della crocifissione. Da qui anche le differenti immagini narrative che sono state offerte da pittori moderni (Gauguin, Fontana, Bacon, Malevic, Chagall, Dalì, Rouault, Nolde ecc.), da artisti contemporanei (Fontana, Cassinari, Kokoska, Manzù, Minguzzi, Fazzini,, Vangi, ecc.), e, naturalmente, da pittori delle epoche trascorse ma anche da musicisti e compositori (Haydin, Schutz, Gounod, Franck) che hanno interpretato nella loro opera il dramma del Dio crocefisso e le parole da lui lasciate prima che accadesse.
Ci prova, ci ha provato, anche Franco Corradini, artista di Borgonovo Val Tidone (Pc) che con una serie di lavori dall’accento ambiguamente figurale ordinate nella ex-chiesa di San Cristoforo, invita non solo ad osservare con meraviglia il Calvario e le “contraddizioni” che prendono forma attraverso la materia, il colore e la luce cogliendo orizzonti estetici ai quali ci eravamo da lungo tempo disabituati.
Di Corradini, che aveva presentato lo stesso ciclo pittorico nei chiostri della Basilica di S. Antonino di Piacenza, i lodigiani conoscono poco. La sua presenza sul territorio alaudense si riduce a un paio di occasioni, due collettive, una all’ex-Soave di Codogno, l’altra di grafica all’ex-chiesa dell’Angelo in compagnia di Maffi, Grmas e Petringa. Il piacentino è artista che da sempre indaga con la ricerca espressiva il sacro e che da sempre mette in rapporto il linguaggio artistico con la qualità spirituale dei sensi, le forme con la “Parola”. La mostra lodigiana, promossa dalla Associazione Monsignor Quartieri è una riprova della adattabilità e riattualizzazione della sua arte alle tematiche che celebrano il Mistero, interpretato nelle diverse forme: di sofferenza umanissima e tragica, di simbolo e progetto di salvezza, di giustizia e amore per l’umanità.
I sette trittici sviluppano con originalità espressiva e coerenza compositiva le ultime parole di nostro Signore: “Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno”; “In verità ti dico: Oggi sarai con me in Paradiso”; “Donna, ecco tuo figlio”; “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”; “Ho sete”;”Tutto è compiuto”; “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito”, aggiungendo alla lettura che ne danno teologi, biblisti, liturgisti, ebraisti una interpretazione figurale drammatica capace di coinvolgere con una coloritura violenta ed emotiva il visitatore da obbligarlo quasi a una sorta di pelustrazione dei simboli distribuiti nelle tele, a penetrare nei frammenti per darsi ragione della sconfitta dell’umano.
Dotato di inventiva, Corradini abbozza, disegna, ridisegna, utilizza carte, frammenti, materia, mescola la figura all’informale, l’oscurità alla luce, la quiete alla tenebra, il gemito al mistico, il Crocefisso all’umano. Conferma capacità di fare sintesi dei mezzi espressivi, non solo, ma dei concetti che danno contenuto, senza farsi tentare dalla spettacolarizzazione. Intreccia con autodisciplina e incalzanti rimandi le forme alle parole, alla teologia, al rapporto col trascendentale e con la storia. E’ come volesse far ritrovare il concetto di sacro all’arte del nostro tempo che se non lo ha proprio smarrito, lo ha sicuramente molto stemperato. Da pittore lo fa imprimendo tensione al gesto e alla materia, mettendo in gioco tracce di energia spirituale, riscrivendo il rapporto con Cristo, che esiste comunque, lasciando al fruitore la percezione che la sua sofferenza che affiora dall’impronta materica, incarna la sofferenza dell’uomo.

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