Un feulleton dell’800 lodigiano illustrato da Teodoro Cotugno. E’ quasi graphic nouvel


beltrami Scan_Pic0004Quando eravamo giovani era facile dividersi in partiti: quelli che portavano Marco Polo e quelli De Amicis, quelli che preferivano Salgari e quelli che parteggiavano per Verne, quelli che stimavano Kipling e quelli per lo scrittore cavalleresco Miguel de Cervantes. Più grandicelli, cambiavamo con le letture anche i partiti: c’era chi dopo essersi schierato per il Manzoni maestro di letteratura morale e civile, preferiva mettere in formazione Moravia, Verga, Svevo, Bontempelli, Palazzeschi, Tozzi.
E i Maestri Dante, Macchiavelli, Boccaccio, Petrarca. Tasso, Parini, Alfieri? In panchina. Per non misurare distanze l’ accortezza era non farli scendere in competizione. Non si leggevano, se non in classe, fuori si rispettavano per l’estensione nazionale del loro linguaggio. Meglio il partito dei bugiardi, detto anche della “transazione” (Pirandello, Dannunzio, Panzini, Landolfi Alvaro) o, – una questione di date ? -, di Levi, Brancati, Gadda, Delfini, Savinio, Berto. Più tardi l’interesse si misurerà per orizzonti verticali: gli “americani” (Hemingway, Fizgerarld, Faulkner, Pessoa), gli “europei” (Goethe, Kafka, Proust, Brecht, Mann), i “russi” (Dostoevskij, Pasternak, Adamovic) gli italiani (Vittorini, Calvino, Pavese, Bassani, D’Arrigo, Malerba). E poi i francesi, i tedeschi, gli spagnoli, i latino-americani, i nordici. Una volta la scrittura rispettava la sua storia, le cotugno Scan_Pic0005alternanze culturali di cui essa era espressione e accanto al nucleo tradizionale accoglieva spostamenti anche importanti che stimavano tracce della vita passata. Oggi, in cui solo una minoranza indugia al piacere di entrare in libreria, chiedersi se la scoperta di un romanzo popolare di intrattenimento leggero, sia bene o non riveda la luce può nascondere un vuoto, un abisso. L’inconsapevolezza che a furia di girare vorticosamente attorno all’attualità e all’effimero brucia la storia. La scrittura di ogni tempo non può rinunciare alle contiguità con il passato storico e alla sua interpretazione per capirne il senso. Anche la narrativa migliore ha in germe l’esperienza del passato.
Allora lo diciamo, così ci leviamo di torno il problema: quanto vale “Stella Vistarini” di Giuseppe Vitali, racconto storico scoperto da Attilio Beltrami sulle pagine della Gazzetta della Provincia i Lodi e Crema? L’italiano narrativo, dopo quasi due secoli, non può che essere “vetusto”, come dice lo stesso curatore. Ma la vetustà, che è una “nobile vecchiezza”, in questo caso fa parte della cultura popolare del secolo succeduto a un’epoca fertile e a un’Italia che appena unificata si diversificò rivendicando tra le varie identità anche quella dello scrivere. Il risultato è una immersione in un mondo ancora elementare, in cui scrivere, dopo tanti impedimenti, è un modo di seminare aggettivi, ma soprattutto di gettare semi di verità. “Vitali non era un Manzoni” è certo, “ma sicuramente un persona colta” assicura Beltrami. Ciò gli ha permesso di seminare frammenti di storia che l’indagine del curatore di “locus Salarani”, da storico, sottolinea, individuando gli aspetti decorativi attorno a un nucleo tradizionale stabile.COTUGNO-2
Le novità che accompagnano “Stella Vistarini” sono i disegni realizzati dal saleranino Teodoro Cotugno che illustrano passaggi importanti del “racconto”. Per la prima volta si vede un Cotugno approcciarsi alla figura umana, dando al disegno un segno curioso e professionale, che mette insieme libertà, intreccio e la natura dello spirito dell’incidere. Il suo si potrebbe definire un racconto per immagini nel racconto scritto. Il segno, in procedura mista, richiama nell’esibizione la punta del bulino in incisione; si impone sul piano visivo, ma non svapora nella poesia, integra l’io narrante e, a volte, ne sviluppa la forza verbale. Nelle 225 pagine del libro sono una ottantina i disegni, un modo di fare (di tradurre) in immagini difficilmente etichettabili, che a volte possono sembrare tirate su dai viscere. Libro in mano, tutti si chiederanno che cos’è questo contributo artistico? Un apporto complementare? Sussidiario? Poesia visiva? Un lungo fumetto di 80 e passa tavole? Pur mantenendo carattere artistico al proprio segno, Cotugno sembra orientarsi a una mutazione del linguaggio verso l’ illustrativo, a disporsi verso un alfabeto diverso dall’abituale, a un “mescolo” di figurazioni e sentimenti che conferiscono qualità al linguaggio. Il libro risulta arricchito nella forza espressiva e nella narrazione. L’artista dimostra di saper interpretare il tempo semplice ed elementare della narrazione, ma per altri aspetti anche complesso, dinamico e inquieto, per cui la contaminazione del generi significa anche capacità poetica di ascoltare e raccontare. Stella Vistarini è quel che dice Beltrami, “un feuilleton ottocentesco, con tutte le caratteristiche del romanzo d’appendice”, un genere peraltro che a metà dell’Ottocento andava molto di moda, ma le immagini di Cotugno gli conferiscono frammenti da reportage, da rappresentare un punto di identità e affermazione che unisce due modi di raccontare.

 

Annunci
Contrassegnato da tag , , , , , , , , , , , , ,

Lascia un Commento:

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: