Addio a Umberto Eco, un intellettuale libero da servilismi


Eco immagineIl professore se n’è andato. Ci ha lasciato più soli, con un mare di dubbi e di problemi mal posti. Ci maschereranno sicuramente le sue analisi, la sua ironia con cui  aiutava contro il mimetismo mondano; ci mancheranno soprattutto i suoi libri che avevano preso a tenerci compagnia a partire dagli anni Cinquanta con “Opera aperta”, “Diario minimo”, “Apocalittici e integrati”.
Agli alaudense (pochissimi) che allora seguivano la sua rubrica su “Il Verri” e che poi leggeranno la sua Bustina di Minerva, da tempo è uscito di mente che Umberto Eco è stato a Lodi nel 1965 al Circolo di Cultura Popolare, qualche mese dopo la pubblicazione da Bompiani del saggio Apocalittici e integrati sulle comunicazioni di massa. Qui, noi, ricordiamo quella serata con un pizzico di vanità, che dati gli anni trascorsi ci può anche stare dal momento che fummo proprio noi a presentarlo al Museo Civico di Lodi. Particolare che non conta niente oggi, mentre può significare che allora “cultura di massa” era una definizione d’ordine ideologico, contraria alla elaborazione “aristocratica” o borghese che la precedeva. E più curioso fu il fatto che il trentenne Eco mise allora in guardia la platea contro le frasi fatte e le autoillusioni. Seminate in parte dalla stessa informazione e industria culturale che dichiarava di produrre per la massa, di progettare una educazione di massa, mentre in realtà collaborava alla sola riduzione dei propri soggetti a massa.
In questi giorni tristi, giornali e telegiornali sono pieni di testimonianze persino noiose: tante attestazioni di ammirazione e di elogi MacDonald della sua creatività letteraria e della sua penetrazione analitica. A noi bastano “due parole”: il suo distacco ci ha procurato apprensione da subito. Umberto Eco aiutava a non smarrirsi nei fatti, nelle polemiche, a distinguere tra le tante formulazioni intellettualistiche e ideologiche e in quelle della cultura pragmatica. Aiutava a stare tra apocalittici e integrati, a capire l’universo della comunicazione di massa, a leggere le nuove forme della disciplinata “medianità”.  Di lui ci mancheranno tante cose: la vis polemica, le idee, l’ analizzare in concreto e con serenità, la chiarezza.

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