Giancarlo Bozzani : La descrizione è finita


BOZZANI GiancarloSiamo inchiodati a un mondo di immagini, di apparenze, sembianze, forme e rappresentazioni. Quindi di inganni. Che cambiano secondo necessità del momento o per fattori esterni o per fattori endogeni. Un’astuzia, direbbe Ortega y Gasset che sosteneva: non essendo più l’arte una cosa molto affidabile, toccava raccontare. “Fuoco fatuo” aveva ammonito secoli prima, Platone, che è però meno di quanto attribuisce la critica ostile al contemporaneo.
Giancarlo Bozzani (Boz), designer e pittore milanese che si può apprezzare all’ex-chiesa dell’Angelo sabato con una serie di opere titolata “ Sepolcri imbiancati”, intendendo darle un’impronta da “scavalcare” la struttura della stessa pittura.
Bozzani un lavoroLe sua fantasmatiche figurazioni di Bozzani sono note per avere impresso nella struttura uno schematismo da procedura, indipendentemente le si chiami Sguardi dall’Aldiquà, Generazioni dialoganti, L’ultima ora, Peccati mei, Occultum, ecc., i titoli dati a precedenti mostre analoghe. Sono state tutte pressoché marcate dall’analisi del filosofo della mente Emanuele Beluffi, che a partire da quella alla “Rosso Tiziano” di Piacenza ha fatto notare come la pittura di Boz nasca slegata da connotazioni argomentative e razionali” e che gli eventuali soggetti semmai arrivano improvvisamente ma “dopo”, da quel che suggerisce sulla tela il ricorso alla “pittura d’azione”, ovvero le macchie spontanee procurate dai getti di colore, dall’intervento della spatola sulla materia e dall’uso del tampone zuppo di acquaragia.
Cinquant’anni superati da un po’, esperto di visual design, pittore con all’attivo una decina di personali e la partecipazione a una lunga serie di collettive, fiere e premi, anche all’estero dove ha raccolto una sua buona dose di successi, Bozzani all’ex chiesa dell’Angelo propone un “immaginario di immagini”, tradotte su superfici scure fatte di terra naturale calcinata, acrilico, olio, bitume. Con questa procedura tira fuori con la spatola “apparenze”, immagini fantasmatiche non definite precedentemente e neppure, come dice sempre il Beluffi, che hanno ricevuto “determinazione in corso d’opera”, ma sono “surdeterminate”. Qui però ci addentriamo nello psicanalitico.
Alla luce di quanto dice il Beluffi, poteva generare sorpresa che la mostra dell’artista, non certamente inedita, venisse annunciata come una costruzione “militante” antisacerdotale, contraria al mondo confessionale, religioso, per “tutte le sue contraddizioni: le crociate, gli aborti nei monasteri, le vocazioni forzate, i giubilei indetti per procurare fondi”, eccetera. Significava smentire i meccanismi formativi che rimandavano a certo espressionismo astratto anni Cinquanta. Fermo che in pittura non esistono paratie stagne e che l’artista può modificare il proprio orientamento e creare cogliendo spunto o pretesto dal mondo esterno, dalla letteratura e dalla storia, correttamente, Anita Cerrato curatrice della bella esposizione, ci ha fatto sapere che “Bozzani non ha in alcun modo cambiato metodologia di lavoro”, che la sua pittura è sempre fatta di “apparizioni” inconsce” e che “l’idea anticlericale “ è stata solo sua, “quando sono state scelte le opere da mettere in mostra”. Ne prendiamo volentieri atto perché restituisce all’intrigante pittura di Boz quel che è suo.

 

 

 

Sepolcri Imbiancati : Opere di Giancarlo Bozzani a c. di Anita Cerrato – Chiesa dell’Angelo, via Fanfulla, 22, Lodi – Inaugurazione 6 febbraio ore 17 – Dal 6 al 21 febbraio : Orari giovedì-venerd’ dalle 17 alle 19 – sabato e domenica 10-12, 16-19

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