ANGELO PALAZZINI / Esperienze di libero sviluppo: trovare, prendere, cambiare


PALAZZINI 2 IMG_2473 (2) In un periodo come l’attuale, “di esasperazione linguistica” per dirla con Gillo Dolfles – di presa di coscienza ma anche di isterilimento del linguaggio -, in cui infittiscono le attività artistiche attorno al settore della comunicatività umana, un pittore lodigiano, Angelo Palazzini, noto in Italia e all’estero per tante seducenti immagini fantastiche e visionarie su cui ha costruito il proprio stile e linguaggio, è stato anche lui attratto da questo aspetto della visualità. Aspetto sottilmente incerto, anche se gli esperti traggono dal fiorire di tante diversità, spunti che ”leggono” questa libertà come un sottrarsi agli steccati delle discipline figurali tradizionali.
Nell’ultima fase del suo lavoro, Palazzini  esperimenta lavori che tempo fa avremmo definito “arte di risulta” o “arte povera”, secondo modalità operative ispirate all’objet trouvé, al ready-made e così via.  Lo fa tenendo rigorosamente PALAZZINI 3 IMG_2481sotto controllo sia l’uso dei materiali, sia i procedimenti e sia le sperimentazioni. In particolare ricorre all’asseblage di parti fisiche, elettroniche ed elettriche, meccaniche e magnetiche di un computer, non da posizioni di contestazione ma di sperimentazione sistematica di forme artistiche “miste”. Che cerchi in schede e in materiali considerati estranei ai contenuti della pittura qualcosa che favorisca una declinazione diversa dell’espressione può meravigliare, non più di tanto. Gli elementi dei circuiti integrati di un PC contengono anch’essi funzioni narrative e di collegamento. Fanno parte di quell’emblema della vita quotidiana che è il computer, divenuto strumento di tutta una serie di attività, di variazioni creative e di soluzioni operative, tanto che non sono pochi i pittori che vi ricorrono per le loro manipolazioni o progettazioni.
I collage di elementi hardware da parte del casalese generano un’implosione fra lo spazio prospettico (della pittura), oltre il quale può dar vita uno spazio irreale e lo spazio del supporto che accoglie dati e cose. Metaforicamente iPALAZZINI 4IMG_2488 tableaux si traducono in quadri-esca in cui il lettore trova figurazioni e stimoli immaginativi (totem, visioni aeree, costruzioni urbane, agglomerati fantasma eccetera). In realtà il loro  elemento centrale è la “memoria” e con essa le versatilità e le piccole imperfezioni e gli errori che l’uomo compie, elaborando e comunicando in una amplissima gamma di linguaggi. Questi nuovi lavori solidi e tridimensionali sono una strada che tiene insieme cultura alta e bassa, tra autore e destinatario e trasforma l’opera in testimonianza “postuma”. La componentistica, ha il significato di un contenitore pieno di tutte le sue funzioni originarie. I lavori impongono di conseguenza un atteggiamento visivo diverso che in passato, sia per i colori, sia per le forme immaginate, sia per quel che rimane attaccato alla colla. L’aspetto materico è importante, PALAZZINI 5 IMG_2501suggerisce immagini, ma si caratterizza come epidermide della nostra contemporaneità, un palinsesto che incorpora una dimensione importante del vivere presente.
Palazzini adotta campiture ordinate, si serve del colore, raramente ricorre a elementi cromatici, ammette materiali di richiamo iconografico non per costruire qualcosa a sé stante, ma per rintracciare la scintilla metaforica che promuove suggestioni subliminali e cattura la sensazione visiva dell’osservatore.

 

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