ALESSANDRO RICCIONI, “Perimetri e Distanze”


RICCIONI AlesPerimetri e Distanze è il titolo che il bibliotecario “di montagna” Lizzano in Belvedere (Bo) Alessandro Riccioni, classe 1956, ha dato al suo ultimo lavoro editato da La Vita Felice di Milano, ultimo di una serie partita nel 1998 con Sottopelle e andata avanti con Di quarzo e terra (2002), Chiedimi il rosso (2003), Il mare in salita (2007) Bisestile(2010), intervallati dal romanzo Nero arcobaleno e da diversi libri per bambini.
Perimetri e Distanze si compone di una cinquantina di “tessiture” – “un esercizio nuovo/decidere distanze”, “un movimento /all’angolo dell’occhio”, “un lento rovesciarsi delle cose/ come per dire “Ecco, ti sia felice il passo” –in cui l’autore setaccia memorie ed esperienze del cuore e della mente. Tra Bisestile, di cinque anni prima e la nuova raccolta, il linguaggio si è fatto colto, rodato nell’usare le parole e nel dare ragione alle cose. In cinque anni sono successe molte cose in poesia e in narrativa, in Italia e fuori. Il mondo che s’incontra è più che Riccioni-mincambiato. Non è più impostato su figure allo sbando, anche se lo sbando lo si incontra facilmente non solo nei ritratti che sintetizzano indoli particolari, inquietudini e ambiguità.. Raro ma non impossibile incontrare nelle poesie d’oggi presenze umane dalla fisionomia incisiva, si è tornati un po’ tutti alle parole, le quali possono imprimersi nella mente e diventare proverbiali, ma anche perdersi nel ritmo, nell’attualità, nell’immersione produttiva. Hanno valore emblematico a sé, non per le vicende vissute e interpretate; osservano una ricerca e una tendenza al protagonismo, disseminando una pluralità di filoni, il che non preclude affatto, è chiaro, di raggiungere risultati egregi grazie a una miscelazione accorta, a una indulgenza di comprensione.
Nel prologo a Perimetri e distanze dell’artista e filosofo fiorentino Michelangelo Tomarchio Levi, lo sforzo è rivolto a teorizzare il linguaggio e la poetica di Riccioni in chiave di “cruciverba” o di “labirinto”, dove le parole enunciano verità sminuzzate, che dicono alcune cose e ne nascondono altre.
perimetri-e-distanze-265288Compositore maturo, fedele alla vita vissuta e pensata, attento all’emozione e al senso dell’emozione, Riccioni è un poeta capace di scaricare addosso al lettore parole e ritmi carichi di energia; con una capacità nel portare avanti e indietro in maniera eccellente gli esiti di una applicazione accorta e continuata fatta di parole intelligenti, aggressive e fresche. E’ una poesia che “perimetra” parole e le impila, misurando tra l’una e l’altra la “distanza” dal senso, realizzando così una poesia scaltra che coinvolge il lettore in una sorta di dedalo, a interrogare, discernere, interpretare, ad andare al di là del suono, del ritmo e rendersi complice della distanza tra lui e il poeta.
Riccioni sembra voler tenere sullo stesso piano le parole del proprio diario e il lettore chiamato a riempire con altre unità di misura linee esterne e lontananze. E’ un registrare minuzioso, un interrogarsi e interrogare, che invita il lettore a ripercorrere e a integrare l’esperienza fatta di memorie di contorni e di stagioni.

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