OMAGGIO A PAOLO MARZAGALLI (1928-2004)


Marzagalli in uno scatto di Franco Razzini

UN PITTORE NEI LABIRINTI DELL’ESISTENZA

L’ ex chiesa dell’Angelo accoglie da sabato una bella mostra di Paolo Marzagalli, una raccolta di lavori attraverso i quali è possibile rendersi conto dell’attività di questo pittore lodigiano morto più di dieci anni fa. Per quanto sia stato scritto, tornare a scoprire immagini e tempi della sua storia segreta e intima è sempre una emozione.
Marzagalli appartiene alla generazione del secondo dopoguerra di Lodi, quella dei Bosoni, Vertibile, Perego, Vailetti (Benito), Maffina (Franco), Sportelli, Stromillo, Vanelli, Franchi, Maffi, Weremeenco, Belò; prima della stagione dei Volpi, Napoli (Mino), Farfaglia, Cotugno, Poletti, Tresoldi, Bertoletti, Vailati, Bracchi, De Lorenzi, Martinato, Mai; e di quella dei Staccioli, Mauri, Chiarenza; Santus, Corsini, Costa, Podini Garbelli, Minelli Mocchi. Ma le sue scelte sono stilisticamente ed esteticamente spostate dagli uni e dagli altri. Anche dai predecessori Monico, Vigorelli, Bonelli, Vecchietti, Locatelli, Roncoroni, Bassi, Igildo e Angelo Malaspina, Vailetti (Santino), Maiocchi, Migliorini, Ottobelli.
Oggi è comodamente accettata l’abolizione di ogni “confine tecnico” dell’espressione artistica, i principi dell’azione artistica inglobano e occupano tutti gli spazi, senza sostare ad alcuna regola di convenzione. Non così quando Marzagalli, uomo di fatica in una impresa lodigiana, impugnò per la prima volta i pennelli e a poco a poco, pur rimanendo un pittore estremamente schivo, si fece strada tra i lodigiani sostenuto dal gallerista Giovanni Bellinzoni e dal critico Amedeo Anelli. Contribuì, così con altri (Maffi, Staccioli, Corsini, Mauri, Costa, Napoli, Bruttomesso, Frosio), a introdurre nel lodigiano un diverso modo di guardare e intendere l’arte; di distinguere il presente dal passato, con soluzioni originali e insolite che hanno legato il suo discorso pittorico alla condizione umana attraverso rappresentazioni di sottile tensione, collocate in una orditura originale.marzagalli_opera
Marzagalli è stato tra coloro che hanno gettato in città semine d’avanguardie, mature altrove e sconosciute da noi. Il suo sguardo non si è adagiato sul mondo, ma sull’individuo, collocato in stanze chiuse, in scatole-labirinto dagli intricati siparietti e cornici in cui la realtà è percepita sospesa e l’uomo intrappolato è alla ricerca di una via d’uscita, a una permanente fuga da sé stesso; dolente protagonista di una realtà curiosa e separata, un po’ da brivido, richiama i drammi esistenziali di un Camus o gli interni alla Quarta Strada Est di Manhattan descritti da Mario Maffi o gli sdoppiamenti joneschiani e pirandelliani.
L’uso delle materie extrapittoriche (legni, carte pesanti, juta, cemento), introducono un rinnovamento tecnico, ma sono i colori ruvidi e luminosi che condizionano la struttura compositiva verso il tridimensionale. La retrospettiva all’Angelo, curata da Mario Quadraroli e da Ambrogio Ferrari, esibisce “stanze” sbilenche, tristi, a volte vivaci a volte quasi vuote, dove lo sdoppiamento è gioco, richiamo, testimonianza, non ha nulla di invidiabile e neppure di “vissuto” o di “cronaca”. I motivi compositivi di questa astratta inquietudine, sono creati con un calibrato gioco di superfici. Il tutto svela un autore diarista più che narratore. Raramente si notano finestre o porte, e neppure cose: oggetti, miserie, gioie, vizi. C’è solo un fiume di tormentati sogni affidati all’affacciarsi, ritrarsi, confrontarsi delle figure, che testimoniano la rappresentazione attraverso contrappunti che condensano i bisogni di fuga, di liberazione, di riscatto dell’uomo.
Paolo MARZAGALLI Interno Preparazione, olio su tavola, 70x100, 1980Un critico rigoroso, Aurelio Natali, negli anni Ottanta lo definì un poeta artigiano esistenziale. Saltati i miti della forma accademica e del realismo Marzagalli non si è lasciato lusingare dalle raffinatezze del figurativo stretto e in coerenza con la sua ispirazione ha affermato una posizione di lavoro apertamente rivolta alla collettività, invitata a cogliere il senso della vita e quello della commedia.
Con semplice processo simbolico e formalistico, la struttura plastica e gli accordi che sanno di cubismo, la pittura di Marzagalli si riduce a cristalline composizioni, a formule e a strutture contrapposte, si basa o quasi sull’ intuizione delle infinite possibilità e valenze assicurate dalla composizione di elementi.
a figura nasce dai materiali e dal sentimento, dialoga con le ombre. Ma l’ evanescenza della pittura, non ne marca descrittivamente le caratteristiche. fa avvertire solo un crogiolo di disagi, interiori, intellettuali, forse sociali, forse spirituali.
Anziché seguire le avanguardie storiche, Marzagalli si è avvicinato istintivamente alle strade del neoplasticismo, del suprematismo, del costruttivismo, a momenti della metafisica, facendole rifluire in un unico alveo personale, traendone un flusso di arcane presenze.

(Nota pubblicata sul quotidiano lodigiano e sudmilanese “il Cittadino”, 1 dicembre 2015)

I labirinti dell’esistenza – Retrospettiva di Paolo Marzagalli -ex- Chiesa dell’Angelo, via Fanfulla n.22 Orari: da martedì a venerdì dalle 16,00 alle 19,00; sabato e festivi: dalle 10,00 alle 12,00, dalle 16,00 alle 19,00

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