PROTAGONISTI / Loredana De Lorenzi tra richiami alla natura e alla materia


LOREDANA DE LORENZI e una delle sue opere al Caffè Letterario di Lodi

LOREDANA DE LORENZI e una delle sue opere al Caffè Letterario di Lodi

Una stratificazione di rami e di colori che si intersecano in una sequenza armonica, rivelando una vegetazione che è metafora di un mondo arcaico in cui perdersi e ritrovarsi. Questa l’arte di Loredana De Lorenzi.
In tempi che consacrano arte i rifiuti, può sorprendere vi siano artisti che nella loro lunga e complessa carriera nel postmoderno conservano un rinnovato interesse per tutto ciò che è rappresentato dal creato e che possiamo chiamare natura; in particolare per alcuni organismi fondamentali alla vita dell’uomo, quali alberi, arbusti, erbe. artisti che ancora si abbeverano a quella fontana monumentale rappresentata dall’arte povera, costituita da rami recisi o caduti, radici e residui vegetali. Una scelta abbastanza intrigante per l’indubbia valenza e la ricerca offerta come via di uscita formale, che evita il meccanico ripetersi di situazioni scontate.
Come in tante altre diverse occasioni Loredana De Lorenzi nei suoi quadri celebra infinite trame di materia, disponendo alberi di precaria bellezza percorsi da luci e da ombre in un tremore che si fa canto, rimpianto e desiderio, mentre la suggestione ha più un gusto materico, vive con libertà l’inquietudine del mestiere in una ricerca di qualità senza tregua, per consegnare allo sguardo un’immagine con tante notazioni.
Quello seguito dall’artista è un processo di costruzione e di decostruzione giocato con i ritrovamenti naturali dispostiDe Lorenzi Loredana sulle superfici, estraendovi forme e valori immateriali, ma pur sempre fisici e consistenti, inseriti negli spazi dipinti, che intrecciano con essi dialogo, creano un tessuto unitario, e attraverso l’equilibrio dinamico procurato saggiano lo stile.  Certamente è difficile a noi dire con uno strumento imperfetto qual è la parola, l’eleganza, le variazioni degli schemi grafici ottenuti, quale coinvolgimento è proposto da questi arricchimenti che tentano lo spazio alla ricerca di una posizione di equilibrio, la cui bellezza è figlia a volte dell’ occasionale o dell’imprevedibile , e può a volte anche contenere qualche quoziente di irregolarità.
L’arte praticata dalla De Lorenzi, di cui si sono potuti recentemente ammirare al Caffè Letterario alcuni freschi (nel senso di vegetale) esempi, è un’arte essenziale. Non ci sono momenti intrepidi, ma di ricerca, materia e registro di quel che l’artista va compiendo. Al di fuori di ogni laboriosa retorica, s’innestano l’intraprendenza, la padronanza (non nominativa), filtri selettivi, e quel che una volta avevamo definito una “curiosa dublure culturale e professionale”
La De Lorenzi non ha mai cercato ciò che gli accademici chiamano la “bella forma”. Ma neppure, va detto, ha fatto rincorso alle avanguardie, né a quelle storiche né quelle trans, o post-post moderniste. Nelle sue opere (pittura, mixage, ceramica) pratica un discorso funzionale, espressivo dei sentimenti che la muovono e la dirigono. Guarda con gusto moderno al presente, senza trascurare le lezioni del passato. Rende il fruitore partecipe dei risultati in sé stessi, come rapporti qualitativi, prescindendo da ciò che possono rappresentare di reale o d’ideale. Talvolta trascendono dall’immagine, ma in questi mixage di pittura e materia cerca l’accordo col soggetto, la rappresentazione di un dato naturale, di una qualità sensibile.
Non cerca insomma la complessità. Non riduce la tecnica a soggettivismo estetico. L’impegno è rivolto a tradurre nelle forme la forza del linguaggio.
La De Lorenzi si muove in un mondo di forme, materia, manualità, non di teorie; di tecnica, non di norme; di sperimentazione di cose.
La presenza naturalista non abbisogna di alcunché per essere portata a galla; ha un valore estetico in quanto esprime un altro valore che fa da contenuto. L’autrice è una che prova e riprova, a cambiare, a introdurre variabili di esperienze diverse. Ma non si riduce a fare arte problematica. E’ più attenta a soddisfare il bisogno che l’ha fatta creare, di farla mirare. Sostanzialmente, dimostra che l’artista è prima un artiere, quando possiede l’abilità tecnica per dare forma. Non c’è arte senza mestiere e capacità di fare.

( Nota pubblicata sul quotidiano del lodigiano e sudmilano IL Cittadino il 15 dicembre 2015)

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