TEODORO COTUGNO, la pittura tra acque, alberi, fronde e cascinali


TEODORO COTUGNO "Meriggio di luce", olio su cartone tel. 50x60, 2015

TEODORO COTUGNO
“Meriggio di luce”, olio su cartone tel. 50×60,
2015

TEODORO COTUGNO "La Muzzetta al mattino" olio su tavola 20x30,2015

TEODORO COTUGNO
“La Muzzetta al mattino”
olio su tavola 20×30,2015

Preceduta da una “anticipazione” virtuale  presentata nella sala consiliare del Comune di Saleranno al Lambro, la mostra “Lungo le acque della Muzza” di Teodoro Cotugno, commentata in catalogo dal critico Tino Gipponi, si è insediata sabato nello studio dell’artista, trasformato per l’occasione al Castello Vistarini  in Piazza Maggiore 2 in una vivace e attraente quadreria,  dove i dipinti alle pareti (vi rimarranno fino al 13 dicembre prossimo) non sono semplici oggetti d’arredo, disposti secondo dimensioni ed effetti cromatici, ma catturano una attenzione quasi devozionale da parte del pubblico, subito accorso numerosissimo. In queste ultime tele, interamente dedicate ai percorsi lungo il canale Muzza, si ritrova tutto il mondo limpido, dolce e silente di Cotugno, dove nemmeno le ombre degli alberi sfiorano le immagini sulle tele, un mondo poetico dalle apparenze “fermo”,  che se scrutato oltre l’immediatezza delle forme, risulta ricco di variazioni e suggestioni e magnetismi, da offrire una “lettura” piena di particolari e variazioni della natura dei luoghi.
Già Trento Longaretti aveva notato come la pittura del lodigiano, dietro alle severe geometrie dei campi e al volgere delle stagioni, nascondesse incanti e magnetismi e l’indimenticabile Renato Bruson, vi aveva visto aspetti di un temperamento artistico proteso ad abbandoni e a cadenze  di una visione amoniosa, senza sfaldamenti di luce, puntigliosamente rivolta alla definizione oggettiva dell’immagine. Ora Tino Gipponi vi vede accolta oltre che una “più distesa e sorvegliata pennellata” e a un “costante progredire”, un naturalismo poetico che ha mutato “le penne in piume e i pennelli nei colori. C’è quanto basta per avvicinarsi convinti alla concezione contemplativa dei suoi paesaggi nostrani.
La sua non è una delle solite, tante mostre “pre-natalizie” che infiocchettano l’arrivo delle festività. E’ una esposizione tematica, costruita con metodo e selezione, che senza sbrodature porta l’attenzione del visitatore sul paesaggio e sulla natura, marcando gli elementi di richiamo locali in un repertorio di allettanti e deliziose immagini, dove la pittura ritrova la sua energia e cultura.

Estate alla Cascina Muzzetta, olio su cartone 40x50, 2015

Estate alla Cascina Muzzetta, olio su cartone 40×50, 2015

TEODORO COOTUGNO "Primavera sulla Muzza", olio 30x40, 2015

TEODORO COOTUGNO
“Primavera sulla Muzza”, olio 30×40, 2015

Una pittura non è, non può essere, un rumore improvviso, una accelerazione, ma un canto di dimensione affettiva (emozionale), ma anche pittoricamente qualitativa, che alla conoscenza interiore accompagna il saper fare e il migliorare l’uso dei colori e del pennello, pur in un percorso severo, dove non conta correre ma approfondire.
Lungo i sentieri che costeggiano la Muzza e la Muzzetta, Cotugno ha macinato sensazioni, impressioni, coscienza; ha visto quel che c’è da vedere e ha scoperto luoghi, angoli e particolari suggestivi, che destano stupori e meraviglia e chiedono all’arte uno sforzo coerente per dare di essi una ampia e autorevole visibilità e godimento. Nel quotidiano rapporto con la natura e il paesaggio l’artista ha arricchito di sensibilità il proprio mondo sentimentale ed emozionale, che è uno degli strumenti di arricchimento della sua pittura, sottoposta nei risultati a un lento e costante rinnovamento di crescita pittoricamente intesa, decisamente matura per gli stupori e le meraviglie che sa suggerire. Ciò che rappresentano le immagini è un vero universo lirico e sentimentale  che ridà voce alle cosiddette “ragioni del cuore”,  di cui spesso ci vergogniamo e che i pittori subordinati troppo ai meccanismi della logica e della spiegazione, tendono a nascondere.
Gli oli di questa genuina esposizione, sono il risultato prima che della abilità tecnica acquisita dall’artista, del distendesi e toccare col colore e il tono un pathos arcano, di sensibilità lirica, che lo confermano artista di assoluta serietà, profondo, riflessivo, e pittore nel vero senso della parola. Sull’esempio dei pittori francesi e lombardi con un amore esclusivo della natura, a cui domanda tutta l’ispirazione, senza compromessi.

(Nota pubblicata dal quotidiano lodigiano-sudmilanese “il Cittadino” il 28 novembre 2015)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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