COLLEZIONISTI PRIVATI INTERPRETI DEL GUSTO


Non capita di frequente, anzi, non accade quasi mai, che un critico curatore di una mostra di successo, come quella che ha portato al Museo della Stampa di Lodi 60 stampe originali d’arte antica da Dürer, a Rembrandt a Goya, conceda merito pubblicamente in un catalogo, all’importanza non marginale di un collezionista, tirandolo fuori dal solito elenco dei “prestatori” corpo 6, che nessuno legge e dalle abituali “caricature”:”Un collezionista? Un maniaco inoffensivo”  Gipponi 60 maestriOppure, al contrario, “un astuto speculatore”.O, ancora, “Un signore della buona società che ha ereditato”. O a ltrimenti, “uno che fa investimenti alternativi”. Solo se la collezione è quella di una banca o di una istituzione pubblica viene presa sul serio, suscita considerazione e raccoglie meraviglia, se ne parla e scrive con grande rispetto ed enfasi. Se no, viene considerata un divertimento narcisistico e un po’ frivolo. L’idea che circola delle collezioni private e dei collezionisti è non più che marginale. Solo da quando il collezionismo privato ha iniziato a colmare le lacune del pubblico, magari perché rafforzato da disposizioni fiscali, si è cominciato a coglierne il preciso significato e l’influenza, invisibile ma importante dell’amatore di stampe. Nell’intervento che accompagna in catalogo l’esposizione, da poco terminata, dei maestri della stampa d’arte antica, che ha raccolto un significativo e selezionato successo frutto di valutazione ed elaborazione critico-culturale, e di accertata qualità, Tino Gipponi, un po’ a sorpresa, individua nella collaborazione  con il collezionista pavese Giuseppe Simoni, il merito di avere aiutato il volo dell’iniziativa. A Simoni, amatore curioso e appassionato conoscitore della storia dell’incisione e dei suoi percorsi artistici,  sono riconosciute quelle qualità che permettono di “distinguere e comparare”, non solo, ma di farlo senza rinunciare alla “saggezza del dubbio”, cosa che permette di separare i capolavori autentici dalle tirature prive di certezza, “semifalse” o tardive, differenziandosi “dal collezionismo dei non intenditori o non competenti”. “Collezionisti – ricorda Gipponi. Forse facendo mente anche a sé stesso –  non si nasce, si diventa a poco a poco con l’orizzonte della attesa per diventare vero connoisseur, con studio e comportamenti coerenti per raggiungere infine il grado di competenza cui contribuisce la sensibilità”. L’attenzione assegnata allo studioso pavese non è solo un atto dovuto a una esperto di linguaggi e di percorsi , ma ha la prerogativa di ri-orientare l’ interesse sul collezionismo privato, sul suo ruolo e preparazione, in grado di intervenire (cosa che pochi gli riconoscono) sulle trasformazioni dell’occhio a vantaggio di quei valori nuovi; intervenendo quindi con il proprio ruolo in quelle trasformazioni che coinvolgono storici dell’arte e studiosi eruditi, ma anche la moltitudine  che guarda le opere. Il collezionista privato – ricorda il polacco  Pomian, autore della voce Collezione, in Enciclopedia Einaudi, III, Torino 1978,  è un “tipo culturale”. Le idee che veicola, entrano nei cataloghi e nei libri, ispirano esposizioni temporanee, portano a far uscire dai depositi tante opere. Indirettamente, ne modificano la stessa apparenza. Non è solo lo sguardo dello spettatore che cambia, è l’arte stessa, il giudizio che di essa si dà. Fatto di cui ogni Storia deve tenere conto, nei limiti consentiti dai documenti. Anche l’arte della stampa originale non è mai fissata una volta per tutte, né nel suo aspetto di godimento, né nella sua dimensione semiotica. E questo lo ha espresso anche la grande mostra tenuta al Museo della Stampa e della Stampa d’Arte.
Bene ha fatto Gipponi a  mettere attenzione sul collezionismo. Oggi, il collezionismo rappresenta la sintesi tra diversi fattori: valore, cultura ed estetica. A questa sintesi, purtroppo, non si offre mai credito. Il collezionismo è un fatto dinamico: seleziona, scopre, favorisce nuovi modelli ed occasioni espositive, contribuisce ai processi di formazione del valore artistico, a volte anche sottraendosi ai meccanismi del mercato. Non è davvero poca cosa.

Il libro: Tino Gipponi, La stampa d’arte antica. 60 capolavori da Durer, Rembrandt a Goya – Ed. Museo della Stampa e della Stampa d’Arte – Fotografie di Giuseppe Simoni –  Tip. Sollecitudo Arti Grafiche, Lodi, pag. 115, 2015, s.i.p.

( Nota pubblicata sul quotidiano del lodigiano e del sudmilano “il Cittadino” il 1 dicembre 2015)

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