Bassano (Nino) Bassi, una vita da grafico pubblicitario, illustratore e pittore


BASSI in un ritratto di Franco Razzini

BASSI in un ritratto di Franco Razzini

La storia artistica di Bassano (Nino) Bassi è lunga, inizia da lontano. All’anagrafe ha compiuto novantun anni. Tutte le cose che partono da lontano hanno in sé comprensione e rispetto e molta tenerezza. Se poi tengono radici tra le magioni della città bassa e il fiume, ne hanno ancora di più. In Bassi sono al centro del suo sistema nervoso. Della retina che cattura l’atomo e lo restituisce nelle sue variopinte trasformazioni. Nel dipingere figure, paesaggi e cose, nel  giocare su sviluppi modulari di linee a vortice o a spirale. Un virtuosismo d’occhio non solo di mano. Fatto di polveri orientali, puntinate come pietre preziose che prendono dai gorghi dell’Adda le puntualissime fughe. Finche ha potuto lavorare Bassi è stato pittore di tutta tranquillità. Abile nel sfoderare  tecniche diverse, più spesso divisioniste, creando tavolette di figure preferibilmente femminili, caricandole talvolta di particolari liberty, surreali e simbolici.
L’arte di Bassi è partita negli anni della guerra. I primi germogli li troviamo nella cartellonistica, poi nella grafica pubblicitaria. Con l’espansione del mercato ha scoperto l’illustrazione, le forme corrispondenti di una civiltà del grande numero. La Domenica del Corriere e Walter Molino sono stati i suoi amori. Insieme all’abilità del fare, la  sua creatività ha saputo raccoglierne le sfide fino a scoprire la pittura. La sua adesione al puntinismo non è stata un prurito, un modo per distinguersi. E’ stata una attrazione che si è abbattuta sulle sue scelte. Il pointillisme è una maniera germinata almeno quarant’anni prima che lui nascesse nel 1924. Dietro di essa non c’è niente di misterioso. Vuole solo dire che l’artista cerca attraverso l’accostamento di piccoli punti di colore di dare luminosità alla mescolanza ottica. Un metodo che Bassi ha praticato fin che forze e salute glielo hanno concesso, senza troppa rigidità, e neppure lasciandosi prendere da tentazioni intellettualistiche.
Ricordiamo la visita fatta nel suo studio in via Vistarini 34 tra libri, quadri, dischi e la vecchia Geloso, tra cartelle di disegni e di ritratti di Ungaretti, Montale, Manzù. Sembrava come se dietro non avesse niente, solo l’entusiasmo. Nonagenario, è rimasto giovane coltivando la speranza. Quella dei tanti puntini colorati che da vita alle cose.
E’ l’ultimo di una generazione di artisti-amici: Bassano Bassi, Angelo Monico, Gaetano Bonelli, Natale Vecchietti, Giovanni Vigorelli, Igildo Malaspina, Angelo Roncoroni, Benito Vailetti, Felice Vanelli, Tino Gipponi. C’è chi dubita che i pittori possano nutrire amicizia vera…Che l’amicizia non sia un sentimento laterale all’arte, loro lo hanno dimostrato, sia pure con precise distinzioni e fibrillazioni. Con lealtà e carattere anche Bassi. Rivelandosi un onesto e semplice operaio che afferma la sua forma, il suo nascere e progredire, dipingendo non “capolavori” ma “lavori” da gustare fra due chiacchiere come il più aromatico caffè

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