A FLAVIA BELO’ – ARTISTA SENZA ENIGMI – IL PREMIO S.CRISTOFORO 2015


Formesettanta Belò e Foglia 2La recentissima mostra a Villa Tecchi a Maleo – con esiti decisamente esemplari di presenze – e la decisione del Circolo San Cristoforo di conferire l’omonimo Premio S. Cristoforo a Flavia Belò, artista di origini cremonesi ma lodigiana a tutti gli effetti, per anni docente di storia e discipline artistiche all’Istituto di San Donato Milanese, hanno la prerogativa di rimettere sotto i riflettori una pittrice appartata e schiva, apprezzata per esibire senso e qualità di mano e di visione e raccogliere in molti lavori il rendimento dell’espressione. Immaginata di mescolare tracce “di maniera”, la sua produzione, ordinata e senza veemenze, non può essere scambiata con forme di “conformismo” manierista (di inerzia e artificiosità), ma al contrario di riavere nello stile richiami culturali e fedeltà formali di fragrante solidità.
Nella lunga carriera non ha mai mostrato modelli da imporre o seguire se non quelli della propria estensione morale: una linea che non si è bruciata nel clima di incontro-scontro dei numerosi momenti e passaggi dell’arte figurale dagli anni Cinquanta ad oggi. Precisa, ordinata e immediata, la sua arte non si è mai vista tra i postulanti. Ha tenuto insieme sempre forma e contenuto, nel loro significato essenziale: la fedeltà alle cose del mondo reale e soprattutto alla figura umana, elevata a immagine, agli ambienti di vita, al paesaggio nostrano, alle memorie, ai sentimenti, marcando nelle scelte una distanza dall’arsenale delle stucchevolezze accademiche o scolastiche.

Flavia Belò (a sin istra) e il critico d'arte Patrizia Foglia

Flavia Belò (a sin istra) e il critico d’arte Patrizia Foglia

Certo, la Belò è artista tradizionale, è figlia dell’arte moderna. Naturalmente figurativa. E’ disegnatrice esperta, padrona non di quel “finito” che alcuni imprudentemente sembrano riscoprire oggi nelle “applicazioni”, ma dotata di linguaggio espressivo, che nella mano, nell’occhio e nell’esperienza stilistica ha la sua eloquenza. Maturata in un clima morale esigente, allieva a Brera di Disertori nell’arte calcografica, di Carpi e De Amicis in pittura, rappresenta in modo a volte delicato, a volte intenso, a volte romantico, dosando segno e colori con cadenze controllate, traducendo momenti di pieno lirismo.
La vena espressiva si combina nei soggetti col saper vedere le cose del reale, ed anche con la libertà nell’introdurre elementi di linguaggio che la sottraggono agli stereotipi. Nei risultati c’è immediatezza e stupore, un lirismo dal timbro luminoso e vivido. Con qualche addolcimento, che l’artista però sa abbandonare per tornare alla consapevolezza del vivere, del tempo breve e provvisorio, con un panorama mosso da immagini di umanità, tenerezza e atteggiamenti culturali e spirituali. Non è un modo convenzionale, né retorico. E’ un guardare e un indagare diversamente, con semplicità e senza declamazioni. E’ un istoriare l’essenziale, l’individuato, il particolare, puntando sul dato nostrano e sentimentale o umorale. Con tanta schietta poesia e umanità che trova risalto nella solidità dell’impianto e dell’insieme.

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