“Fuori Festival” 2015: Zanoni e Pravettoni al Caffè Letterario


Una immagine scattata da Paolo Zanoni

Una immagine scattata da Paolo Zanoni

Il Caffé Letterario (Lodi via Fanfulla) ospita due mostre fuori festival: “Lo spirito del drago“, di Davide Pravettoni, con cui rendiconta per immagini l’avventura di “Tarantasius” (la barca della Canottieri che da
Lodi è arrivata a Venezia seguendo il corso dell’Adda, del Po, dei canali del delta,dell’Adige) e “Apnea – Light in the sea” di Paolo Zanoni, una descrizione della simbiosi uomo-mare. che conduce con fervore dentro il mondo dell’immagine subacquea. Sono fotografi decisamente diversi, uno più “tradizionale”, che si limita a registrare; l’altro che sa stare dentro il mestiere ma dipana anche il senso delle immagini attraverso una esposizione narrativa. Più spostato sul riscontro dell’istantaneo Pravettoni; senz’altro più “magica” la fotografia di Zanoni. Di preferenza quest’ultimo descrive condizioni e momenti di potere suggestivo, mentre l’altro sembra trovare soddisfazione nella remissione dello scatto. Zanoni è uno che sa produrre interventi documentali come quelli sulle “Tonnare” , nello studio del pittore Paolo Curti e al seguito di un gruppo di marciatori a Caravaggio. L’anno scorso si era fatto apprezzare all’interno del circuito Off del Festival della Fotografia Etica con “Apnea”, tema che ripropone, ampliato e variato, al Caffé Letterario. Una scelta con cui aggiunge pezzi ai lineamenti già tracciati. “Non è facile – confida – riuscire a descrivere la sensazione di un tuffo in apnea. Il momento è così magico e intimo che è difficile trovare parole per raccontare le emozioni e le sensazioni che si vivono. In un solo frangente, l’uomo diventa un tutt’uno con l’acqua, parte integrante di essa e la simbiosi uomo-mare toglie ogni sensazione corporea. Stare in apnea è sicuramente la cosa più innaturale che possa esistere, ma riuscire a vivere questa sensazione ti permette di conoscere una parte di te.” E’ unaZanoni P e Pravettoni D dichiarazione che lascia perdere le retoriche che accompagnano la fotografia e fa conoscere senza incertezze il suo disegno. La macchina fa quel che è legato alla tecnologia e alla innovazione, ma in lui c’è qualcos’altro: l’idea. Dimostrata con osservazione e scelta, nel ricollegarsi intimamente a scelte e valori. La sua personale è un inno al mare, alle sue profondità, alle sue suggestioni, ai suoi magnetismi. Ma contempla anche altri “momenti”: le spiagge, l’esercizio atletico del tuffo, gli scenari che di contorno si offrono e che sono anch’essi colti con singolare freschezza e unità. Il suo raccontare non si ferma sull’ istante, ma si misura nel ritmo, nelle variazioni, nei respiri. Diversamente non oltrepassa (almeno in questa occasione) il confine della rendicontazione Pravettoni, che pare non seguire altra convinzione che quella di fermare l’attimo, gremendo di evidenze le istantaneità. Il suo è un riportare frammenti con agilissima noncuranza, accettando tutti i toni e i colori che l’ imbarcata fa roteare.

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