“FUORI FESTIVAL” 2015: GUIDO BIANCHI, un modo di documentare Consonno


Scan_Pic0014Milanese di nascita ma lodigiano d’adozione, Guido Bianchi è un informatico che si dedica da anni alla fotografia. Come appassionato del clic vanta un percorso nel “Progetto Immagine”, la presenza al Festival dei Comportamenti umani (2012) e allo “Special Olympies Italia” (2013). Nel panorama attivo locale è entrato con una personale al Calicantus (2013) e, soprattutto, con le stampe dedicate all’isola di Sal colte nell’arcipelago di Capoverde, presentate a “Fuori Festival” (2014), iniziativa parallela al Festival della Fotografia Etica.
Per come si sono dichiarati i suoi interessi, Bianchi è un fotoreporter. Precisiamo: un fotoreportage oggi non si risolve in chiave di testimonianza. E’ qualcosa di diverso, sicuramente di più. Richiede l’ approfondimento .La capacità di far superare allo scatto l’istante, di ampliare l’informazione, di suggerire un “messaggio”. Sostanzialmente, è un genere diverso dalle belle fotografie scattate secondo i canoni tradizionali e massificati. In questo senso egli dimostra non solo di saperci fare. Lo conferma in occasione della personale attualmente in corso a “Fuori Festival” 2015 a “Officine ADDA”, nell’accogliente spazio della Tarantasio Srl, in via Sant’Angelo 11, dove fino al 1 novembre espone una ventina di scattie seguiti a Consonno, borgo di Olginate, sul monte di Brianza, in provincia di Lecco, noto alle cronache per le disavventure ambientali e l’abbandono da parte degli abitanti oltre che per alcune iniziative artistiche e culturali intese al suo salvataggio.photo2
Nelle sue immagini Bianchi non evidenzia nulla di “turistico”. I suoi scatti si fermano sui particolari lasciati dalla presenza umana. Fuori campo è tutto quello che non risulta coerente con la scelta di mettere in relazione con una realtà “non poetica”. Oltre alle caratteristiche tecniche dell’autore, le immagini corredano la narrazione di chiavi di lettura che sono socio economiche, e, per un altro verso, pittoriche. Consonno è stata definito un “paese fantasma”. Bianchi vi scorge forme di vita, di vita raccontata Attraverso una fotografia diciamo letteraria coglie la presenza umana attraverso forme di dissenso, opposizione, anarchismo, ribellione. Non solo. I suoi scatti introducono un percorso e a una scena artistica che fu degli anni Ottanta-Novanta, la cui evoluzione conobbe una ascesa senza pari grazie proprio ai graffiti. A tali interventi, non sempre si riconosce l’ ambizione dell’arte, di andare al di là delle “brutture” e di affermare una nuova tipologia espressiva. I graffiti di artisti improvvisati non sono solo il prodotto di un fenomeno lasciato da giovani protestatari, ma espressione di personalità ben definite, di soggetti che attraverso il “tagging”,(l’imbrattare i muri delle città e i vagoni ferroviari), cercano di conquistarsi l’attenzione degli show-business. La documentazione raccolta da Bianchi aiuta a individuare i collegamenti con la protesta, il disagio sociale, l’opposizione politica, l’esasperazione individuale. Serve a coglierne il messaggio e a ritrasmetterlo in chiave culturale, individuandone caratteri, ascendenze, legami, proposte di discussione. La sua fotografia non si ferma alla rappresentazione. Forza la commistione tra mondo sociale e culturale.

Fuori Festival: “Consonno”, personale del fotografo Guido Bianchi – Spazio Officine Adda, via Sant’Angelo 11, fino al 1 novembre p.v. – Chiuso domenica mattina, con riapertura alle ore 17.

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