Carlo Franzini (Saturnino) un artista milanese tra pittura e bel canto


Carlo Franzini 1Chi è stato Carlo Franzini? Un tenore, un pittore, un musicista, un poeta, un bohemien milanese? O un “saturnino”, come aveva deciso di firmare i suoi quadri e con cui si faceva chiamare, che nato sotto il segno di Saturno annunciava già nel nome un temperamento d’artista introverso, umorale e versatile? Probabilmente tutte queste cose. Chi ha l’età per ricordarlo e lo ha conosciuto, di sicuro lo ricorda come un testimone del travaglio culturale della pittura milanese di quegli anni, un pittore figurativo testimone di una solitudine scelta dal suo spirito. Certamente anche come un bravo cantante (erano i tempi della Callas e della Tebaldi), e personaggio della Milano di Brera. Allievo di Aldo Carpi all’accademia, studente di canto al Conservatorio Verdi, amico di Giuseppe Zecchillo, ebbe parti alla Scala e alla Piccola Scala e incise dischi. Ma questo è un ricordo, uno sguardo all’indietro. Oggi cosa si ricorda di Saturnino? Franzini non era mai nel luogo dove si era sicuri di trovarlo. Aveva lo studio in una mansarda in piazza Duomo 21, ma gli piaceva far perdere le tracce di sè. Intenzionalmente, forse per lavorare in pace, per cogliere impressioni, come aveva fatto a Montmartre, dov’era stato negli anni Cinquanta mantenendosi cantando ed esponendo nei locali che andavano di moda. Milano ha imparato a conoscere i suoi quadri nei caffé e nelle osterie: da Carlo in via Borromei, alla Taverna Morigi, alle Cinque Vie, al Salotto in galleria. Escludeva le gallerie che ne dopoguerra annunciavano giàCarlo Franzini 3 orizzonti nuovi e lasciava fuori dal suo giro i caffé troppo di lusso. Gli davano – diceva – melanconia. Si rifece con una grande mostra alla Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale nel 1975, dove i suoi oli e i suoi pastelli lo gratificarono di tanti consensi. Il colore è l’elemento che da risonanza alla pittura ultima di Saturnino, ritornata a forme di francesismo, che sono forse la chiave per intenderne i tanti motiv. Colore e semplicità sono la chiave del perché i suoi quadri arrivano nitidamente a fissare l’immagine. I ritratti mostrano la stessa meravigliosa energia dei paesaggi e delle nature morte. Franzini non si abbandonava alla vaghezza, selezionava, eliminava nella scelta dei motivi. Rappresentava il vero con tutte le bellezze dei suoi colori, di costruzione, di luce e di stabilità. Forse ci vorrebbe uno studio nuovo di questo pittore, troppo sbrigativamente relegato tra gli ultimi scapigliati milanesi. Nei suoi quadri non ci sono soltanto riflessioni di mestiere, ma che aprono spiragli sulla sua delicata emotività oltre che sulla acutezza del suo vedere. .

Aldo Caserini.

 

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