GIACOMO MASSIMO BASSI: I “madonnini” della devozione popolare


artistaSulla scena casalese è tornato a dare riscontro della propria produzione di pittore, dietro cui sta quella del ricercatore, Giacomo Massimo Bassi, studioso locale del mondo contadino, dei comportamenti sociali e degli orizzonti tracciati dalla religiosità popolare.
Temi non nuovi, che a molti possono apparire replicati dalla pittura votiva e popolare dell’artista, dato che sono nel suo repertorio sin dai tempi della sua giovinezza, perdipiù riproposti con continuità in tutta una serie di mostre, che hanno scandagliato ampliamente all’interno della cultura contadina legami e connessioni tra arte e religione, tra devozione popolare e storia. Nei motivi conduttori del discorso, è inevitabile risalti perciò una certa ripetitività di struttura, anche se non di campionatura.
La pittura votiva dei “Madonnini” è uno dei tanti capitoli della ricerca di questo studioso, legato come pittore alle tecniche dell’immagine figurativa, autore di una serie di cicli di storie di terra e di cultura contadina.
A una ricchezza di icone di devozione popolare e a un calarsi in epoche distanti (ma da comprendere) si ritrovano con un certo ritmo i santi eletti a patroni o tutelari di lavori, animali, date, vedove, mal di denti, corporazioni, pestilenze, raccolti, piogge, siccità, eccetera.
E’ evidente che se non si conoscono i numerosi episodi che stanno dietro all’immagine , la particolare dotazione del Bassi nel realizzare opere di identificazione con la devozione popolare contadina, davanti alla nuova mostra faccia correre qualche perplessità.
Segni di religiosità popolare”, inaugurata giovedì nello spazio un tempo adibito a esposizioni “ricostituenti” (per attitudine, interessi, latitudine) è l’ennesima appassionata interpretazione che Bassi propone per la sagra di San Bartolomeo, un concentrato di espressività atemporale, non toccata dalle tendenze dell’arte d’oggi. L’atmosfera è quella di un viaggio tra tradizione, memoria e folclore, di testimonianze espresse in modo abbreviato e ripetute come un mantra. Dalla lettura affiora quasi un desiderio: quello di non evadere dalla ruota, di un affidarsi con tenacia a storie umane non sempre sorprendenti, fatte di brevi sequenze popolari e d’ispirazione religiosa. Le nuove immagini non tornano a sedurre come una volta, anche se Bassi è abile nel mettere “cerotti” alla mostra, ampliando l’offerta con una serie di icone della tradizione russa, riprodotte su legno antichizzato. Una alchimia generosa, che non libera però la pittura da componenti conformistiche. I manufatti o prodotti figurativi fermano comunque l’attenzione sulle “distinzioni” e le “convenzioni” che hanno fatto la storia della gente del Brembiolo e oltre.
La tecnica espressiva è quella iconica del realismo. In questa mostra più che all’immaginario chagalliano, al fantasmagorico e al sogno, l’autore punta su elementi di sentimento religioso. Lo stile non pare improntarsi a invenzioni, o a qualche “guizzo” appagante, ma a sé stesso. Bassi non rinuncia ai caratteri certi, quelli di cui è sicuro possono raggiungere la sensibilità dello spettatore. Nelle scelte di repertorio, mette in primo i legami tra uomo e le usanze, i costumi il folclore, la devozione popolare, l’ organizzazione sociale, cogliendo stimoli individuali e collettivi della stratificazione culturale, sociale, allegorica e simbolica della pittura votiva dei Madonnini..Una pittura che naturalmente può essere giudicata in modi diversi. Non è  da salotto, sa smuovere idee, ma inizia a risentire qualche effetto da replay.

 

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