I GRANDI INCISORI DAL XV AL XVIII SECOLO AL MUSEO DELLA STAMPA D’ARTE DI LODI


ALRECHT DURER (1471-1528), Auroritratto

ALRECHT DURER (1471-1528), Auroritratto

Per capire l’arte d’oggi e i suoi “supercampioni” non c’è bisogno di conoscere la storia e neppure la cronologia dell’arte antica, moderna e postmoderna, ma la collocazione assunta dagli strumenti del sistema. Ovverosia mostre, cataloghi, musei, aste, relazioni, marketing, media, soprattutto quelli che rendono evidenti certi “filoni” e favoriscono l’industria del training…
Impegnarsi nella realizzazione di eventi culturali come quello che a settembre il Museo della Stampa d’arte Andrea Schiavi metterà in campo a Lodi, insieme a capacità organizzative richiedono coraggio, ambizione e un pizzico d’azzardo. Significa avere consapevolezza di un metodo di conoscenza che consente di riconoscere la qualità dei protagonisti della storia artistica, attraverso le tecniche espressive e contenutistiche che hanno permesso le successive esperienze dando dimensione a nuove stagioni. Un approccio che fa a cazzotti con tante teorie dell’ effimero su cui si reggono ipotesi interpretative e e modelli esplicativi oggi diffusi.
Nel Cinquecento e ancor più nel Seicento l’incisione calcografica ha svolto un ruolo decisivo, quello di importante mass-media a fianco della stampa tipografica. Con la produzione successiva ha consentito la circolazione delle immagini, lo scambio, la trasformazione delle culture e delle ideologie. Ha svolto un ruolo di eccezionale portata storica, che oggi, a torto, si dimentica.
L’incisione che verrà presentata al Museo della Stampa d’Arte di Lodi costituisce un autentico concentrato iconografico di luoghi comuni, varianti, invenzioni originali; accoglie scene, schemi, personaggi, visioni del divino e della religiosità; ripropone i generi del paesaggio, della vita quotidiana, dell’architettura, della natura morta eccetera. Non descrive solo aspetti della storia dell’incisione (quindi dell’arte) ma ne rintraccia gli influssi incrociati tra artisti, tra artisti e botteghe, tra scuole, tendenze e componenti culturali.
Reso possibile dalla preziosa collaborazione del collezionista pavese Giuseppe Simoni l’evento espositivo è affidata a Tino Gipponi, curatore succulento e critico urticanti come quando denuncia gli “indirizzi disordinati” di certe iniziative che indugiano a scelte “di avvicinabilità conformistica tra dilettantismo e impolverata accademia”.
La rassegna lodigiana prende il la da Wolghemut, maestro di bottega di Alberth Dürer, prosegue con nove fogli del superbo Rembrandt, va avanti con Giorgio Ghisi e Castiglione Il Grechetto, scruta Hopfer, indugia su Goya e Pietro Bruegel, esalta Guido Reni, il seicentesco Contarini, Salvator Rosa, Piranesi, fa incontrare raimondeschi e innovatori, bolognesi ed emiliani, i Carracci e i toscani, i napoletani i veneti e i romani, la poetica barocca e l’estetica edonistica, l’incisione sacra e la società del tempo…
In Italia l’attrazione verso la arte incisoria divenne acuta quando gli schemi quattrocenteschi del fare arte si spezzarono. Quando lo stato di equilibrio promosso con la Pace di Lodi del 1454, durato una quarantina d’anni s’infranse e iniziarono le “invasioni”. Col Manierismo si diffuse lo scambio di esperienze tra artisti italiani e nordici. Interessante della mostra è che questi rapporti si potranno individuare e arrivare a nuove appaganti curiosità.

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