“GRANDI MAESTRI” trenta prospettive per una storia


GIORGIO DE CHIRICO "Venezia. Isola di San Giorgio", 1950-1955, olio. Coll.Popolare Lodi

GIORGIO DE CHIRICO
“Venezia. Isola di San Giorgio”, 1950-1955, olio. Coll. Popolare Lodi

Settembre a Lodi ai tempi di Expo. Il risveglio all’arte verrà dato da “Grandi Maestri” mentre è prevedibile una serie di altre iniziative minori che si contenderanno l’intrattenimento con una serie di scampoli secondari.
La rassegna allo Spazio Arte Bipielle avrà un format storico. Prenderà le mosse dal XIV secolo e giungerà fino ad oggi (o quasi) attraverso una trentina di opere. Oltre alla ricognizione tecnico-formale di innumerevoli personalità che hanno partecipato alla storia della pittura, vuol fare incontrare conoscenza critica e conoscenza storica armonizzando la visione d’insieme.
Sui motivi d’interesse destinati ad accamparsi attorno all’evento settembrino se ne possono figurare vari, differenti e complessi. Uno senz’altro è destinato a prevalere, ed è legato alla “Maternità” di Gaetano Previati, un quadro monumentale che rivela la personalissima tecnica e linguaggio, sintesi compendiativa dell’Ottocento del divisionismo e delle collegate tematiche simboliste.
Ma per il pubblico lodigiano la presenza in rassegna di cinque opere della Popolare di Lodi ( Calisto Piazza, due , Alberto Piazza, Afro Basaldella e Giorgio De Chirico) promette di regalare ragioni che vanno oltre il semplice interesse di campanile. Se i Piazza possono costituire un “ripasso”, il De Chirico e l’Afro sono in grado di rendere da par loro importante e problematica la rassegna. In particolare De Chirico, presente con l’”Isola di San Giorgio”, una veduta veneziana lontano per pennellata e concezione dal corpo dechirichiano noto. Anche se visivamente abusato (il soggetto fu esposto nel 2012 al Credito Bergamasco insieme a una quindicina di tele di soggetto analogo), è un punto di relazione adeguato a cogliere la rilevanza della successiva “sterzata” verso le “Muse inquietanti”. Ma la Venezia collezionata dalla Bipielle è anche una tela attraversata da una malinconia da richiamare (vagamente) le poesie di Bachman e quelle più emotive di un Tralk, che possono benissimo e senza forzature confluire nella sua dimensione di senso. L’altro lavoro, la tecnica mista dell’udinese Afro ( “Composizione 1957” permette invece di cogliere con evidenza il “salto” intervenuto tra la pittura del Novecento e quella degli anni Cinquanta raccolta sotto l’etichetta “terza via” che acquisì la definizione linguistica informale (corrispondente alla formula astratto-concreta). Nell’opera di Afro (pseudonimo di A.Basaldella) è individuata una sintesi del momento lirico, simultaneo allo strutturarsi dell’immagine. In sostanza l’aspetto percettivo comprende riflessi dell’occhio e dell’anima.

MARTINO PIAZZA "Madonna col Bambino". 1515, tempera su tavolta. Coll. Banca Popolare LOdi

MARTINO PIAZZA
“Madonna col Bambino”. 1515, tempera su tavolta. Coll. Banca Popolare LOdi

Curatori Angelo Piazzoli e Michela Parolini, la mostra presenterà: del XIV secolo opere Giovanni di Tano Fei, Francesco Botticini; del XVI Marino e Calisto Piazza, Polidoro da Lanciano, Bartolomeo Passerini, Santi di Tito, Alessandro Turchi detto l’Ofrbetto, Enea Salmeggia detto il Talpino, Antonio D0Enrico, Giovanni Andrea De Ferrari, il parigino Simon Vonet. Il XVI secolo sarà riassunto dai nei lavori di Giovanni Landfranco, Giovanni Battista Caracciolo, l’olandese Pieter van Laer detto il Bamboccio, Giovanni Ghisolfi, Luca Giordano, Pietro Bellotti. L’arte del Settecento si potrà leggere attraverso le opere di Bartolomeo Guidobono, Stefano Maria Legnani detto il Legnanino, il tedesco Gaspar van Wittel, Giacomo Cerutti detto il Pitocchetto, Giacomo Antonio Pellegrini, Francesco Guardi; quella dell’Ottocento con le tele di Gaetano Previati e il Novecento con Giorgio De Chirico per finire con la “Composizione” degli anni Cinquanta di Afro Basaldella e la tecnica mista di Antoni Tapies “Arbre de vernis”

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