VALENTINAKI, l’inconfondibile tensione della materia


ValentinakiDopo le collettive allo Spazio Rosso Tiziano di Piacenza e alla Hernandez Art Gallery di Milano la lettone Valentinaki, entrata a far parte della EOTW, viene ora dalla stessa Emotions of the World” Gallery: [BLACK SAND] proposta (come in precedenza Scimon e Mario Lacqua) al Caffé Letterario di Lodi di via Fanfulla 3, dove dal 22 agosto al 29 dello stesso mese farà conoscere un gruppo di suoi lavori.
Nata a Riga trent’anni fa, nella capitale baltica la Valentinaki ha disossato prima della pittura esperienze in campi diversi: dagli studi in economia alla coreografia, alla scenografia, dal ballo alla moda. Sei anni fa si è trasferita in Italia e si è subito introdotta nel mondo del fashion mode senza trascurare di portare avanti la propria ricerca figurativa sotto la guida di Giusy Boncinelli, un’artista fiorentina dai guizzi serpeggianti, teneramente richiamanti donne e fiori. La ricerca della Valentinaki si è presto orientata alle forme polivalenti del postmoderno dai quali attualmente “astrae” , appunto, elastici sismografi collegati al suo profondo, nutriti di materia densa, fervida di accensioni. Un modo per rimane fuori dai vari schemi che vanno oggi di moda nella pittura contemporanea.
Ricorrendo a materiali differenti, praticando procedure diversificate, la pittrice realizza mixaggi ottici, fisici, coloristici, plastici, fervidi di accensioni, a volte dai richiami naturali conservandone con sottile assonanza strutture e congiunture con l’arte che in Italia ha caratterizzato gli anni Cinquanta-Sessanta. Naturalmente il suo non è un saccheggiare, ma un recupero sotterraneo di molta ansia di informalità oggi presente nei giovani. Il colore, si sa, è in pittura una forza che trasmette soddisfazione estetica L’uso del colore ha una sua intrinseca capacità di trasformare i moti dell’animo e di risvegliare sensazioni.

VALENTINAKI Tecnica mista

VALENTINAKI
Tecnica mista

Nell’espressività della Valentinaki non ci sono accanimenti di sorta, brusche impennate, inserti aggressivi. Non c’è neppure calcolo mentale. C’è, invece, molta sensibilità ed equilibrio espressivo, una legante definizione cromatica. A tratti lascia persino affiorare un “qualcosa” che può far pensare all’Art Nouveau della sua Lettonia.
Artista dedita al ciclo postmoderno, saggia un’occupazione immateriale della profondità. Nel senso che alla materia affida contrasti, tonalità, impressioni, determinando una serie di trasferimenti virtuali che l’occhio riesce ad intuire. E’ la materia che apre sprofondamenti, attraverso cui si accede a nuove dimensioni. Il risultato (o immagine) sembra confarsi a rimodellare l’intera terra e l’interno cosmo, adattandolo a un ordine non scevro di disordine e di imprevisto. L’artista non lancia comunque progetti o filosofie, sembra più orientata (almeno per ora) a ritrovare esperienze e tipologie di ibridazione (colori, resine, residui) con buona coesione, interpretate da pennellate che simboleggiano un espressionismo di scrittura automatica ma non troppo, in ogni caso d’effetto intrigante.

 

 

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