“FuoriAsse”: Il conflitto tra letteratura e editoria. Amedeo Anelli e l’esordio di Franco Loi


Un numero speciale di “FuoriAsse”
sul XXVIII Salone Internazionale di Torino

LOI Franco

“FuoriAsse”, rivista di cooperativa nata tra gli scaffali, che comprende nel comitato scientifico Guido Oldani e Daniela Marcheschi, due voci autorevoli della poesia e della critica antropologica di Kamen’, dedica l’ultimo suo numero al XXVIII Salone Internazionale di Torino. L’apertura è affidata a uno scrittore, Fabrizio Elefante, e l’edizione raccoglie un ricco panorama di contributi tra cui quelli di Marcheschi, Guido Conti, Mario Greco e Nanni Delbecchi, di Vanni Santoni, Silvio Valpreda, Andrea Vigentini  (sul “Realismo terminale” di Oldani), Alessandro Cinquegrani, Erika Nicchiosini, Caterina Arcangelo, Claudio Morandini, Sara Calderoni, Pietro Polito,  Mario Capello, Marco Peano, Saverio Fattori, eccetera
Ma cos’è oggi la letteratura? E’ forse quella “cosa” ostentata non senza qualche contrasto al Salone torinese? A quella   kermesse affollata ma manifestatamente commerciale e promozionale?

La copertina di Laura Scarpa per per rivista "Fuori/asse", numero speciale sul XVIII Salone internazionale del Libro di Torino

La copertina di Laura Scarpa per per rivista “Fuori/asse”, numero speciale sul XVIII Salone internazionale del Libro di Torino

La risposta (o spiegazione) fornita nell’editoriale “La letteratura e l’editoria”, enfatizza il conflitto tra editoria e letteratura fino a richiede un “riorientamento” della critica letteraria sottratta agli uffici stampa.
A queste e altre considerazioni “FuoriAsse” fa seguire un intervento del critico lodigiano Amedeo Anelli e riprende il suo contributo al Salone torinese in occasione del dibattito Quale cultura per i nuovi media. Vecchi e nuovi media; Linguaggi e cultura . Tempestivo e centrato l’intervento del direttore di Kamen’ sul romanzo d’esordio di Franco Loi. Uscito nei “Gettoni” einaudiani il libro è finito nel dimenticatoio per sessant’anni, fintanto che le edizioni Hacca non lo hanno riproposto nella collana “Novecento.O”, diretta da Giuseppe Lupo.  Diario minimo dei giorni è la convalida emblematica dei tribolati rapporti tra letteratura ed editoria.
L’esame di Anelli riconosce all’autore “estro narrativo e umano” e  un percorso “gogoliano” (la sorte dei poveri e degli schiacciati aspiranti al riscatto) che era nel primissimo Loi, prima che poesia e spirito trovassero una propria strada nel dialetto e nella milanesità. Già col realismo dominante si parlava di crisi della poesia. Pochi la leggevano ma molti ne parlavano. Loi lasciò il coro funebre e attraversò il guado, mantenendo parte di quella sua prima scrittura “diretta, calda, corposa, con un guizzante senso della lingua zampillante, viva e plastica”. Anelli sembra non avere dubbi: “leggere quegli scritti è più derimente che leggere molta saggistica”. Sono pagine che riferiscono di una Milano avviata al cambiamento, ricca di scene domestiche e di quadri corali. Il ritmo è “avvolgente e preciso, larghi i margini di parlato e di interiorizzazione”.
Perché un tale gioiello è stato subito dimenticato? La risposta che il critico non dà ma lascia intendere, ricollega Diario minimo dei giorni ai passaggi culturali e sociali che hanno cambiato l’ orizzonte editoriale comprimendo voci significative per dare spazio al mercato e con esso ad autori usa e getta.
I contributi di Amedeo Anelli, Daniela Marcheschi, Guido Conti, Mario Greco e Nanni Delbecchi su “FuoriAsse” sono illuminanti più di  centinaia di pamphlet su letteratura e editoria. Illuminano, senza che ciò sia stato nei propositi, la vera natura del contendere e le sue rilevanti conseguenze.

 

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