TINO GIPPONI, LA STORIA DI MARIA COSWAI SENZA IMPROVVISAZIONI


GIPPONI Scan_Pic0007In materia di biografia come genere storiografico si è scritto, dalla metà del Novecento, “sempre di più”. Da delineare spesso, scrittura dopo scrittura, una diversa storia e dimensione dell’esperienza protagonista. Che si torni a scrivere attorno al ruolo e alla personalità di Maria Cosway, nobile figura di donna che visse a Lodi la parte più feconda della sua esperienza umana e culturale, non può sorprendere, dopo i contributi preziosi forniti da Tino Gipponi, e Monja Faraoni, Elena Cazzulani e Angelo Stroppa,  G.C. Williamson e G. Barnett, eccetera. Che lo faccia poi l’autorevole voce di Tino Gipponi, meraviglia ancora meno, soprattutto appena dopo che nel suo intervento appare chiaro che a muoverlo è l’esigenza di replicare a scritti imprevedibili sia nell’approccio che nella visione e di evitare il rischio di “sedimentazione” di tanti errori e imprecisioni. Non solo, ma che nel suo sviluppo l’intervento approfondisce e amplia il modulo biografico rendendolo funzionale a descrivere la realtà storica attraverso la categoria degli individui.
Per c erti aspetti “La veridica storia di Maria Hasdfield Cosway e il ritratto ritrovato” di Tino Gipponi (ed. PMP, Lodi, 2015, €15) è dunque un libro “particolare”, costruito su tre parti: una rivolta a far tabula rasa dei “romanzamenti” a cui è stata sottoposta l’anglo-fiorentina e il suo contesto; un secondo che ricostruisce il suo rientro in Italia da Londra, il soggiorno veneziano e l’ attività di ritrattista e l’avvio a Lodi della attività pedagogica al Collegio della Beata Vergine Maria (nel 1933 denominato delle Dame Inglesi), come pure il ritrovamento del ritratto di Isabella Teotochi Marin (attribuzione alla quale ha contribuito lo stesso Gipponi) e le relative dotte divagazioni indiziarie; la terza parte dedicata a un gruppo di lettere conservate nell’Epistolario presso la fondazione Cosway di Lodi e inviate alla Cosway da Isabella Teotochi Albrizzi, Giustina Renier Michiel, Gaetano Giudici, interessanti per i richiami ai rapporti con Casa Manzoni e con il vescovo di Pavia Luigi Tosi.
La puntigliosa ricostruzione, ricca di doviziose testimonianze e citazioni e datazioni è tessuta con rigore attraverso il filo dell’epistolario e del diario della Cosway. L’Autore se ne serve per districare una serie di domande e trovare risposte, ampliando lo sguardo a fatti di contesto e per dare risposte non romanzate a curiosità, divergenze, fatti e passioni. Ne esce una sorta di viaggio esclusivo e documentato di un periodo preciso della vita dell’artista, che trova riscontro anche nella organizzazione formale del testo, necessitata dall’esigenza di far risaltare, congegni, caratteri, ruoli, posizioni e di riportare l’attenzione su un mondo sociale dove arte, cultura, musica, mondanità e relazioni sono fortemente intrecciate.
La prima parte delle 160 pagine, adotta una scrittura polemica verso scritti di scarso rigore scientifico. Ma alla fine c’è spazio anche per l’immaginazione – l’immaginazione come modo di conoscere e rapportarsi alle cose e ai fatti, come processo per mettere in forma le parole e porsi in relazione responsabile con la ricchezza dei fatti.
L’opera è il coronamento di un lungo lavoro di ricerca, ricezione, traduzione, verifica. Per la natura dell’intervento, la lettura della prima parte può risultare ostica a causa degli apparati di riferimento e delle numerose messe a punto. E perché Gipponi lascia sfogo a una stesura, ricca di vocaboli desueti e dotti, comunque esemplare dal punto di vista dei contenuti e, più profondamente, del suo intrinseco processo di costruzione formale. Di qui il paradosso di un saggio che insegue la Cosway in ogni particolare ma che intende dire anche di sé: « Ognuno ha il compiacimento della propria forma, del suo stile, e io ho proceduto come ho sempre fatto e mi piace fare…», conferma l’Autore. Al di la di questi particolari il libro offre al lettore la scoperta di territori inesplorati e una rilettura che è certo, in parte, una ricapitolazione, ma coglie punti cardinali di un orientamento che libera lo sguardo non su una connotazione prefigurata.
Di Maria Hadefield Cosway c’è sempre qualcosa di nuovo da dire o sottolineare. Artista cosmopolita, à la mode, colta, TINO GIPPONI untitledammirata, invidiata, cortese e corteggiata, cantante e musicista, pittrice copista, calcografa e donna di virtuosa fede cattolica, il ritratto che ne assicura Gipponi è un modo per ripensare à part entière un secolo della storia e della cultura italiana e europea.
La “veridica storia” è un buon esempio di come si possa dire molto e di importante adoperando un filo conduttore consapevole. In cui documentazione e descrizione storica ben appaiate aiutano a capire il personaggio e il suo tempo. Il libro non è leggero ma godibile e denso, di quella densità dove appare ben coniugato lo sforzo della ricerca storica e quello filologico, con la sostanza interpretativa.

 

Il Libro: “La veridica storia di Maria Hasdfield Cosway e il ritratto ritrovato” di Tino Gipponi (ed. PMP, Lodi, 2015, €15)

Advertisements
Contrassegnato da tag , , , , , , ,

Lascia un Commento:

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: