MARGHERITA RIMI, VOCE UNICA NEL PANORAMA DELLA POESIA CONTEMPORANEA


Parole, ritmo, misura, messaggio. RIMI Margherita
Dai bambini con patologie disabili.
Sul prossimo numero di Kamen’

Sui due piedi la parola “poesia” risulta indefinibile, se la definizione deve segnare con chiarezza i confini di pertinenza e di valore. Poi, a pensarci sopra, di declinazioni ne vengono alla mente a decine, coniate da grandi (o anche solo bravi) poeti e filosofi: Aristotele, Calvino, Breton, Caproni, Sereni, Rebora, Pavese, Weil, Wolf, Schiller, Valery, Ovidio, Pascoli, Schiller,, Majakovskij, Lorca, Pound… Ma una poesia che intreccia la sua declinabilità con il mondo particolare dei bambini disabili, l’handicap e la neuropsichiatria non è una poesia di tutti i giorni. Non perché si tratta di una esperienza bizzarra, di pensieri mai pensati e di parole che non sono state ancora dette. Ma perché la poesia si afferra là  dove la vita appare e scompare., provoca effetti di dissonanza, di distanza, di shock L’attenzione, la sensibilità, la ricerca dei poeti contemporanei non sempre è sostenuta dall’arditezza dei temi e dalla peculiarità di linguaggi originali.
RIMI La civiltà dei bambiniLo confermano raccolte, antologie, saggi che escono come fiumi in piena, da costituire un mercato parallelo a quello eccessivamente striminzito dell’editoria ufficiale, da mettere in campo certamente una vitalità produttiva libera, che costringe a navigare in un disordine in cui è difficile individuare voci autenticamente nuove e originali. Tra queste è senz’altro Margherita Rimi, poetessa di accento marcatamente lirico che distilla forme ragionate e pensanti alla quale “Kamen’ ”, diretta da Amedeo Anelli, dedicherà nel prossimo quaderno (n.48) la sezione di poesia. Il lettore risulterà colpito dalla esperienza e dalla testimonianza di questa voce poetica, unica nel panorama della poesia italiana contemporanea. Non per un problema di stile (verso breve, unità ritmiche, sequenze veloci, accenti, percussioni insistenti, linguaggio semplice, un incedere per levare, costruzioni e percorsi, ripetizioni, sonorità siciliane, rallentamenti, soste, tono mai patetico e strappalacrime ecc.). Ma soprattutto per quel mettere in canto il “pensiero divergente” dei bambini con patologia. Una bellezza che non va in ogni caso confusa con una forma di estetizzazione della poesia, e che la poetessa siciliana tiene ben separate.
Nata in provincia di Agrigento, Margherita Rimi è medico e neuropsichiatra infantile, da anni in prima linea nelle battaglie per la cura e la tutela dell’infanzia. Come poetessa fa vivere la sua vocazione in versi in cui i bambini sono il tema più evidente, non l’unico. Nelle sue composizioni c’è l’infanzia, ma ci sono anche gli ideali, i sentimenti, una disciplina del linguaggio semplice e chiara, una attenzione nel raccogliere e sviluppare i materiali raccolti e nel dare armonia agli elementi. Tra questi, naturalmente, le parole dei bambini, innervate in percorsi fondamentali, che ne valorizzano la sofferenza.
RIMI era_farsi-63c1b”Una lingua che parla/un vocabolario che corrisponde”: “La civiltà dei bambini” è una lunga intervista a Margherita Rimi di Alessandro Viti , riprende nel titolo un’opera poco conosciuta di Tolstoj (“La saggezza dei bambini”). L’intervista è’ stata registrata alla Libreria del Forte di Forte dei Marmi in occasione della presentazione di “Era farsi Auto-antologia 1974-2011”, con prefazione di Daniela Marcheschi e pubblicata a cura del Centro Internazionale di Studi Europei Siro Giannini ( Libreria Ticinum Editore, Voghera, pp 85, 2015, €12). Tra domande e risposte l’ invito è a pensare, a scoprire cosa c’è dietro alle apparenze. Sintetizza informazioni sul percorso di vita e di scrittura e sul loro interagire, chiarisce il linguaggio poetico, mette a confronto la realtà degli adulti e gli ”ingrandimenti” dei bambini, fa capire come la lingua infantile entra in rapporto col linguaggio poetico, ne ”asciuga” lo stile, lo preserva dai contenutismi e lo salvaguardi da altri eccessi.
Di formazione scientifica, la Rimi è stata incoraggiata da Daniela Marcheschi e da Amedeo Anelli ad andare avanti nella scrittura. Oggi non ha dubbi sul ruolo e l’efficacia della poesia: “In un mondo popolato da “bocche” piene di parole talvolta inutili, causa delle squalifica e della perdita della parola stessa, dei linguaggi, del significato del parlare e paradossalmente anche del silenzio, la poesia deve appropriarsi del ruolo di sostenere, dare responsabilità e valore etico e artistico alla parola e al linguaggio”.

ERA FARSI  (a Ignazio mio gemello)

Ai piedi del letto il tempo non passava
Era farsi grande raccontare una storia
E la storia non era più una storia
era farsi padre.

Il suo disegno non era farsi grande
non era orizzonte la sua mano

Il dolore era farsi carta
farsi carta i troppi desideri
Il suo mondo era grande ed impreciso
la forma del suo cranio
una farfalla.

Tra le sue raccolte di versi, sono da segnalare: Per non inventarmi (Premio Cesare Pavese sez.Associazione Medici Scrittori Italiani), La cura degli assenti (LietoColle, 2007), Era farsi.Autoantologia 1974-2011 ( Marsilio, 2012).

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