UGO MAFFI (1939-2012), Marginalia


MAFFI con LuziNon molti riconoscono l’opera di Ugo Maffi (1939-2012) che con espressione rara, d’uso ormai puramente convenzionale, è considerata “minore”. In realtà una produzione tutt’altro che marginale, di un artista che a cavallo della metà del secolo scorso seppe introdurre in città un delirio vanificante di ogni valore acquisito nella forma e nei contenuti, insieme a un edonismo sicuramente nevrotico, ma classico nella sostanza, che ha procurato risultati estrosi, raffinati e utilitaristici.
Di questi Maffi e rari se ne incontravano numerosi, più come appunti di un album privato, oggi un po’ meno perché molti sono andate dispersi o distrutti. Vale comunque la pena di “leggerli” per le linee che profilano. A elenco, Presentano arredi e icone del culto pagano e cattolico, un bric-à-brac promosso per smania di fare, costruito da una immaginazione irrequieta e romantica. Nel labirintico gioco della sua memoria creativa si trova di tutto: tombe mortuarie, steli celebrative, pitture murali, lunette votive, tovagliette di carta, etichette su bottiglie di vino, haiku giapponesi, monili, gioielli, paraventi, piatti e piattini in ceramica, legni sgorbiati, scritti, oggetti-feticcio, icone. Molte di queste cose Maffi aveva imparato ad amarle avendone capito il significato. Per una sessantina d’anni è stato per la locale cultura artistica, una stazione trasmittente che comunicava novità e il senso dell’attualità, attraverso i piccoli e grandi sussulti della sua arte.
MAFFI Paravento 2La sicurezza di gusto e la qualità dell’informazione ch’egli raccoglieva vivendo intensamente il mondo delle mostre e delle arti facevano di lui un selezionatore ribelle e spavaldo, che rifiutava l’attenzione verso tutto ciò che trovava al di fuori del campo delle cose ritenute ineccepibili.
La qualità e la diversità della sua opera è avvolgente. Il contributo va colto oltre che nella pittura ma nella ipersensibilità verso le tante cose “altre” – “cose rare da godere per il piacere che esse suscitano”, come diceva – e che lo armavano di libertà e curiosità dedicandosi ad esse.
A cominciare dai pannelli e dagli interventi murali, che appartengono alla sua sfera di pittore ma spesso erano da lui considerati una tecnica di marketing popolare (lasciando ai costosi cataloghi dei Bondecchi di Pontedera la scelta di catturare clienti di prestigio).
MAFFI gioielli 3Molti ricorderanno ancora il vivacissimo murales nella sala da ballo del Malaraggia, in cui mostrava temperamento giovanile e macina mentale; o quello anticonformistico lasciato in un palchetto del Gaffurio, purtroppo distrutto; o quelli visibili e più recenti lasciati nella barberia dei Canevara alla Marescalca a San Fereolo. Di questi segni e miti fan parte il grande pannello (9 metri per 4 metri) visibile al Centro Tecnologico Padano” e quello al Teatro alle Vigne in cui è facile percepire il percorso della mano del pittore e l’aneddoto che sempre l’accompagnava (“Mi rifiuto di descrivere gli oggetti e il movimento…”). Da non dimenticare poi il riquadro realizzato per la sede di Lodi Vecchio dell’ all’Assicurazione INA di Mancini.
I suoi “interventi” fuori studio entravano agevolmente in trattorie: suo era l’autoritratto all’Angolo della Fontana, il paesaggio alla pizzeria Delfino in via Gorini ang. via .Bassi, la pittura murale ch ancora resiste al ristorante-pizzeria MAFFI Gioielli 2Muzza (chiuso), lungo la via Emilia, o quella di Ca’ de’ Racchi sulla strada per Lodi Vecchio; gli interventi alla pizzeria Etna di Matteo, le tovagliette in uso al Faro lungo l’Adda .
Il suo interesse per la pluralità dei mondi che catturavano la sua osservazione e creatività si estendeva alla ceramica. Sotto lo zoom cadono la pietra tombale al Cimitero Maggiore, la stele in ceramica policroma e cemento alla fine di corso Adda e dedicata alla Resistenza, le due stele realizzata sulla parete esterna del Collegio San Francesco, una donata dall’industriale Francesco Ferrari, l’altra dagli ex-alunni; la stele alla scuola primatria di Crespiatica e quella dedicata a Paolo Gorini anch’essa al Cimitero Maggiore; i diversi piattini prodotti per Vincenzo Sottocasa, gli oggetti cotti da Pietro Sottocasa, gli ottagonali messi in mostra alla galleria Mazzi .
L’immaginario curioso e ricercato, lo si ritrova cumulato nei monili e nei gioielli, che si prestano tutti a una serie di dissertazioni formali. Collane, bracciali, spille, anelli, bijoux spostano spontaneamente la curiosità da ciò che è più raro, più sorprendente ed enigmatico, e vanno a pescare nelle forme maggiori. Nel gioiello egli loda il dettaglio e il piacere, mentre in pittura amplifica i fatti in accadimenti drammatici.
L’arte sacra compare in Maffi attraverso i volti del Cristo crocefisso, che riducono l’immensità dell’universo alla scala dello sguardo umano. Una realtà poco conosciuta fuori dal perimetro ecclesiale, si trova al fondo Laudensia, alla biblioteca del Seminario Vescovile dove Maffi è presente a vario titolo con liriche, acquerelli, disegni, e una raccolta di scritti a lui dedicati con una nota di Dino Carlesi.
MAFFI Stele Paolo GOrini Scan_Pic0006Più curiose e difficili da valutare sono le quindici opere che l’artista rivelò in via del Gesù 7 da Helena Markus, sotto il titolo “La pittura giapponese e la poesia haiku nell’arte di Ugo Maffi”. In quella serie di tecniche miste, subito adocchiata dai collezionisti milanesi, risuonavano visioni, atmosfere e appariscenze di Matsuo Basho, Takai Kito, Kawabata Bosna, Kobayashi Issa, Naito Joso, Mizuhara Shuoshi, e Akutagawa Ryunosuke, i poeti che avevano reso possibile nel tempo l’espressione haiku del Sol Levante. A questi prodotti di qualità incredibile se ne aggiunsero altri più commerciali, come le famose etichette prodotte per gli imbottigliatori di vini di San Colombano, dell’Oltrepo e piacentini.
Nella dovizia delle eccentricità, non manca l’ attenzione alla ri-valorizzazione di oggetti che l’avevano perduta. Tra questi i paraventi. Maffi ne aveva fiutato il rilancio da un giovane arredatore svizzero capitato chissà come a Lodi. Ne realizzò parecchi, molti finiti nelle case di interior design In essi recupera con la loro funzione originale e la loro utilità, quella degli oggetti da collezione, da mostrare arricchiti da una ricca policromia e con impiego di foglie d’oro, esempi di estrema raffinatezza e suggestione.
A conti fatti, un artista che si compiacque a profondere talento di colorista e allegorie visionarie, in una miriade di intuizioni e interventi felici, con una dignità non comune, bicorde, a volte solenne, a volte mite, da autentico poeta.

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