ANITA CERRATO : “Il Sammartino”


ilsammartinoMilanese di nascita, lodigiana d’adozione, Anita Cerrato non nasconde il suo ambizioso progetto: ricercare lo spirito di quella “quotidianità” quando vivere significava lo “stretto necessario”. “Ma va, della roba si diventa schiavi. Sai che tensioni ha il conte per far fruttare la terra e mantenere tutto? Io devo solo pensare ad avere un tozzo di pane e un goccio di vino… e quei quattro amici che ho, so che sono amici perché mi vogliono bene”, dice il nonno, vero protagonista del libro. In queste parole c’è una filosofia di vita. Il che vorrebbe dire oggi molte cose, visto che siamo in una società malata del denaro, delle tecnologie, del finanzcapitalismo e dell’effimero e molti sarebbero gli elementi mancanti per capovolgere i modelli verso quelli ideali. Quel che non manca sono le modalità di soggettivazione: la facoltà di ricordare, il rimpianto degli affetti, i rinforzi della nostalgia, il potere della poesia.
Per inseguire il suo sogno (o fantasia) la Cerrato ha fatto una scelta lecita e coraggiosa, si è messa a scrivere. Diciamo subito che gli riesce simpaticamente bene. Lo ha fatto prima di tutto per parlare con sé stessa, chiarirsi le idee, fermare la memoria, capire qualcosa di sé e del mondo. La scrittura è prima di tutto un piacere della mente, un bisogno del profondo.
“ Ciò che soprattutto spinge a scrivere è la necessità di mettere ordine nei propri pensieri, di ricordare episodi particolari della propria vita, di dare sfogo a una fantasia esuberante. Il bisogno, insomma, di riversare su carta tutto ciò che si sente. Organizzare un racconto o inventare una storia sono passi successivi.”
“Il Sammartino” è il suo primo libro. A parte qualche enfasi che premia la responsabilità con cui affronta con ritmo singolare le parole che suggeriscono riflessioni e visioni originali, attraverso diversità di accenti e cromatismi ma sempre intelligenti e profondi, il suo è un libro di testimonianza ideale e di sentimenti, che ingaggia, forse senza neppure desiderarlo, un rapporto conflittuale con la società del nostro tempo. L’autrice non si fa influenzare dalle brutte sceneggiature televisive o dal gergo della pubblicità e dei media. Riposiziona appena appena l’orecchio alle vecchie letture, da Dostoevskij, suo “grande amore dell’adolescenza” a Pirandello, a Virginia Woolf…
“Il Sammartino”ha filo conduttore il riscatto, la rivincita. Lo sguardo che la Cerrato getta su tanti momenti non è zuccheroso, come si potrebbe pensare, possiede al contrario una sottile e penetrante ironia da mettere sotto lente d’ingrandimento aspetti paradossali del vivere.
Con evidente esperienza di lettura la scrittrice distilla attraverso i ricordi di famiglia pagine di lucide riflessioni, plasmandole con raffinata formalizzazione poetica. Sono pagine ricche di lievissimi passaggi e paesaggi, ben lavorati nel ritmo e nello slancio, fascinosi nelle allusioni e nelle sintesi liriche.
In copertina il libro è arricchito da un disegno di Ilia Rubini, amica dell’autrice.
“”Ho scritto questi racconti per un reale attaccamento ai miei nonni .La mia stessa vita è un inno a loro, un modo per di tenere viva la loro memoria attraverso i ricordi. Questo lavoro vuole essere il riscatto del nonno. In lui era forte il sangue nobile da non tollerare d’essere stato rifiutato da suo padre. Ed è anche il mio memento perché in esso ho raccolto i ricordi più significativi e dolci di una vita”. Così l’autrice di Cavacurta, in una dichiarazione priva di ogni retorica.

 Il Libro: Il Sammartino di Enrica Cerrato, Edizioni StilNovo, pp158, 2015, €12,90

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