ANGELO CHINOSI, la macchina fotografica non è solo uno strumento tecnico


ANGELO CHINOSI

ANGELO CHINOSI
“Località Belgiardino”
(Premio Parco Adda Sud, Montanaso)

Angelo Chinosi non è “uno dei tanti”, di coloro che dedicano una porzione del proprio tempo libero al mondo illusorio e verosimile della fotografia. Non lo è (uno dei tanti) perché alla fotografia crede, e non è di tutti, come a una componente essenziale della nostra cultura. Al di là delle caratteristiche tecniche e degli sviluppi che accompagnano la sua esplorazione e la sua esperienza (sui quali, da incompetenti, non ci addentriamo) è dunque di quelli che non si rischia nulla a riservare attenzione.
Ludevegino, di Ca’ de’ Racchi, Chinosi è rimasto colpito da ragazzo dalla forza della fotografia dalle immagini di Franco Razzini, ma questo è un altro discorso, che può riguardare influenze e ascendenti. I primi click ha iniziato a scattarli parecchi anni dopo con una Zenit (mitica), annunciando così quelli che sarebbero stati i futuri contenuti di una attività condotta non in chiave dopolavoristica, ma collegando l’interesse per l’immagine e l’amore e l’impegno nei confronti della natura. Non ha atteso, per dirla tutta, di vedere Blow up di Michelangelo Antonioni o Cambia la tua vita con un click dello statunitense Frank Corac, per innamorarsene. Oggi fa parte del Gruppo “L’Istantanea” di Massalengo” ed è esponente del Gruppo “Il Gerundio” con il quale, proprio in questi giorni (e fino al 30 agosto), si fa ammirare al Museo Civico di Storia Naturale di Cremona insieme a Marchitelli, Polonioli, Armanno, Berto, Comizzoli, Gagliardi, Guiotto, Musumeci e Pedrazzini, tutti protagonisti de“La bella differenza. Un viaggio nella biodiversità” Ma sbaglieremmo a ritenere Chianosi un semplice wildlife photographer che offre saggi di predisposizione fantastica perdendosi nella natura e nel macrocosmo dell’avifauna. Nel suo album o porfolio personale queste fotografie hanno senz’altro un loro peso e riscontro, ma gli interessi ch’egli coltiva sono ben più estesi, rivelano attraverso la varietà dei motivi e dei soggetti, capacità d’analisi e scelte che fanno vedere nella sua fotografia il mezzo espressivo vero.
CHINOSI AUTOR“Cercatore di immagini”, Chianosi è cresciuto con la sua Zenit, di cui conosce tutto il manuale, per poi passare qualche anno fa (con un sospiro di recriminazione) al digitale sistema Canon – prima con una Eos400, poi con la EosD mark .  Rimpiange la pellicola e non teme confessarlo. La sua nostalgia non nasconde ostilità al nuovo che avanza né è  un atteggiamento. Ha radici istintive: Perché allora la fotografia si faceva con il cuore e la mente”, riconosce.
Affascinato dalle precise possibilità descrittive del proprio mezzo, non è tra gli schierati in modo dogmatico a favore di una fotografia contro l’altra. Non ama assumere a vangelo le proprie concezioni e tecniche. Semplicemente a Chinosi “piace fotografare qualsiasi cosa che può passare attraverso l’obiettivo, e confrontarmi cogli amici che hanno la stessa mia passione”.
In un mondo di prime donne qual è quello dei fotografi, le sue confidenze e franchezze mettono a nudo tratti di una personalità che non potrebbe non incidere sulle sue scelte di fotografo, scegliendo di mettere in scena varietà di emozioni, costellazioni cariche di significati simbolici, che a volte culminano in contorni minimali, in una icona sacra, la scappata in taverna, i piedi scalzi di un madonnaro.
Nel ricco porfolio ha di tutto: immagini che documentano momenti quotidiani, paesaggi, architetture, illuminazioni ottiche e connessioni con la poesia. Ci sono la gente comune, il mare, il gesto del pittore di strada, l’ interno delle chiese, le lapidi cimiteriali, il paesaggio. Non solo quello Scozzese… Come dimostra lo scatto “Località Belgiardino” con cuie ha vinto il premio “Parco Adda Sud”, una immagine che nei grigi manifesta sentimenti e sensazioni e nella compenetrazione degli elementi tecnici ed estetici garantisce il livello della poesia.

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