L’AVVENTURA DI GIGI MONTICO NUOVAMENTE AL CAFFE’ LETTERARIO


Arte povera impegnata con la contingenza, i materiali, i procedimenti,
le sperimentazioni e l’uomo reale

Il pittore cremasco GIGI MONTICO

Il pittore cremasco GIGI MONTICO

Artista dalle connotazioni multiple, che affronta temi e tecniche della società dei consumi: “poverista”, surrealista, concettuale e altri richiami ma sempre dalle connotazioni molto personali, abilissimo nel cogliere e rendere effetti e cambiamenti attraverso calibrate imprimiture, tamponature e velature, usando cartoni ondulati, polistiroli sgocciolati ecc., Gigi Montico vive il clima effervescente della contemporaneità da autonomo protagonista, con opere di particolari potenzialità simboliche e plastiche.
Da sabato è tornato a riproporsi al Caffé Letterario (via Fanfulla, 3, Lodi), raccogliendo subito interesse per l’originalità delle soluzioni, Che non sono solo negli acquerelli realizzati durante la recente permanenza a Parigi o nelle soluzioni post-cubiste dei cartoni raccattati nelle periferie di San Paulo, che rendono la mostra è una sorta di “controrilievi” in cui gli acquerelli coniugano l’allontanamento della superfice piana dagli altorilievi in materiali diversi, e in particolare dai cartoni ondulati che conferiscono effetti illusionistici e tridimensionali. Ma anche negli oli – la Torre di Montparnasse e le luci colte su un boulevard – in cui l’ artista lascia la casualità ricercata per una composizione motivata alla francese.
A differenza di tanti Montico trova i motivi nella comunione dell’uomo con la natura, in una sorta di rivalutazione del rapporto con il vivere, preso anche a simbolo di quella tensione dell’uomo a ritrovare l’equilibrio. Per arrivarvi ricongiunge strade diverse: recupera materiali di uso comune abbandonati dall’uomo, non designandoli a divinazione ma a stimolatori della fantasia.
Non ancora sessantenne l’artista, nato a Malnate, vive a Dovera, ma ha avuto studio anche a Lodi. Ha seguito i corsi allo Sforzesco di Milano e a Brera e risulta tra i fondatori dell’Accademia del sole e dell’Accademia del sale, oltre che del Gruppo P.4. Segni, anche questi, di vitalità culturale e di attiva partecipazione sul piano delle idee alla pittura come fatto culturale. La sua arte spiega il rapporto abbastanza stretto con l’estero, con la Francia, la Germania, la Finlandia, paesi che rappresentano il grande palcoscenico della sua figurazione. Non è la “poetica” che richiama attenzione su di lui. Ma l’elaborazione: i materiali, i procedimenti, le sperimentazioni. Nella sua arte c’è sempre molta energia. Montico lavora ad una sorta di bricolage che nel processo creativo salva diversi elementi comunicativi. Negli acquerelli, nei collage, negli oli presentati al Caffé Letterario si riconoscono molto mestiere e libertà di filiare col sovradeterminato. Cosa che mette a profitto senza nascondimenti, così come rifugge dalle eccedenze, dalle boutade concettualistiche, dalle interrogazione dell’inconscio. Il risultato è un’arte di intensità espressiva, fortemente motivata, senza gli eccessi lasciati da tanta pittura del secolo scorso e da coloro che hanno impresso un timbro alle recenti esperienze.

Aldo Caserini

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