Daniela Gorla, in cerca di affinità ambientrali


DANIELA GORLA "Quando non è grembo"

DANIELA GORLA
“Quando non è grembo”

Dalle “Mattonelle” alla Fondazione Bipielle a Villa Braila con gli “A-Ortisti” a “Arte da Mangiare” a Pizzighettone, l’artista visiva Daniela Gorla, cremonese, insegnante al Munari di Crema prova a cercare consensi alla Muzza di Cornegliano all’Oratorio dei Santi Simone e Giuda dove, sotto il segno di “Naturarte”, propone “Verso il cielo”, una installazione – modo di operare avviato negli anni sessanta dagli artisti minimalisti, processuali e concettuali, caratteristico delle ricerche attuali. Più semplicemente una “composizione simbolica” costituita da elementi precisi: una vecchia scala a pioli di rilevante altezza (sei metri), posta al centro della ex-chiesetta, da realizzare un “modello” ispirato in senso religioso, anche senza l’esistenza dell’«occhio» nella cupola, il cui centro si ritiene venga attraversato anche se non materialmente.
L’immagine della scala ha sempre indicato il desiderio di ristabilire un contatto perduto ( spirituale, conoscitivo, morale), a seconda delle tradizioni di riferimento (religiose, sapienziali, gnostiche, folcloristiche). Nel lavoro della Gorla l’’elemento iconografico è affiancato da sei supporti rigidi in materiale forex che riproducono industrialmente alberi, acque, ritrovamenti naturali, collocati in modo articolato nello spazio espositivo e collegati tra loro da tralci potati, di cui uno colorato d’azzurro a simboleggiare il cielo e sistemato sull’altare centrale.
La messa in scena non segue il metodo della rappresentazione – nel senso appropriato che imponevano le arti visive – ma sfrutta gli elementi di identificazione, che nell’intenzione dell’artista vogliono essere veicoli di significato. Non nel senso, ci pare, da instaurare uno scambio con il barrocchetto della chiesetta, che anzi ne risulta scollegato, ma con la funzione del luogo sacro di culto riservato alla preghiera e alla ritualità.
In tal senso, la “costruzione” sfrutta da un lato la centralità della scala (da intendere, simbolicamente, come momento verticale), che permette di dar luogo a letture come quelle indicate dall’artista e corrispondere a ciò che il titolo annuncia: Sacro dialogo dell’uomo con la natura, o anche equivalenti.
Affidare l’interpretazione dell’opera della Gorla alle sole intenzioni dell’autore, come peraltro sempre richiesto dai capisaldi del formalismo, può essere inadatto a una valutazione stilistica o retorica. Ciò nonostante, a parte la serie di significati che “estensivamente” l’opera può suggerire, il titolo per sé e il procedimento di sintesi riassume bene l’intenzione: la conquista graduale di una elevazione attraverso la scala e i richiami presenti nei pannelli: l’acqua (segno di purificazione), le piante (le radici) e le foglie (simbolo della capacità rigenerativa della terra).

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