Mino Ceretti, sessant’anni di pittura senza ritocchi


MINO CERETTI Figura probabile (autoritratto)

MINO CERETTI
Figura probabile (autoritratto)

Si dice Mino Ceretti e la memoria ha un lampo, corre agli anni Cinquanta di Brera, al Giamaica recupera storie e ricordi sui “Magnifici 7” (Giuseppe Banchieri, Mino Ceretti, Gianfranco Ferroni, Giansisto Gasparini, Giuseppe Guerreschi, Bepi Romagnoni, Tino Vaglieri), a un gruppo di giovani che, con la benedizione di Aldo Carpi e la lezione di un Franco Francese che predicava il superamento del versante propagandistico e politico del realismo, si trovarono definiti, in occasione della loro prima mostra alla Bergamini “realisti esistenziali” da Marco Valsecchi. Intendeva marcare il loro distacco dal realismo socialista di Corrente e da quello di cultura proletaria e socialista sostenuto e documentato con ricchezza da Mario De Micheli.
In questi giorni Ceretti festeggia l’85° compleanno alla Galleria Guidi San Donato Milanese, con una mostra ben definita, che in un certo senso sistema anche l’impressione lasciata da quella organizzata una decina di anni fa dal Comune in collaborazione con la Fondazione Lajolo sotto il titolo “R-Esistenze” e allargata a Ugo Maffi, Zigaina, Pizzinato, Plattner, Mucchi, Treccani e diversi altri.
L’attuale personale lo conferma artista lontano da certe attribuzioni; coerente nell’ampio complesso movimento fenomenico dell’arte e autore di una pittura che è in parte provocatoria ma anche paziente e attenta all’orizzonte visuale. Ricca di uno stile fatto di toni violenti, crudi, da figure pervase da deformazioni e fratture. Dove l’immagine è in un continuo modificarsi e la figurazione è quasi frammento della materia da cui peraltro si riscatta.
Nell’opera di Ceretti c’è rottura, ma anche un percorso problematico e insieme organizzato, in cui l’emozione e la ripetizione nate dal gesto e dalla mente sviluppano intelaiature suggestive di straordinaria perizia. Il suo è un vertiginoso continuum di spazi e vuoti che frugano nell’esistenza umana, e nei problemi della sua rappresentazione. Da a far ricordare il Bacon che frazionava immagine e concetti. Può a volte colpire come un grande artigiano che mostra abilità nel lavoro; altre volte come un poeta degno di questo nome, che affonda il canto nella vita degli uomini: altre volte un teorico che cerca spiegazione al fare artistico, non attraverso le ragioni storiche o ideologiche, ma altre realtà-contenuto che agiscono dentro l’artista.
La Galleria Guidi rinverdisce la conoscenza di una pittura ben caratterizzata diversamente attraverso tensioni figurali, scomposizioni, spessori, internamente ricca di sentimenti e di emozioni individuali, che porta a risvegliare l’attenzione anche su quel gruppo che animò la vita culturale milanese con la propria carica di impegno ideale e intellettuale da offrire una narrativa ricca di energie e variazioni.

L’ESPERIENZA DELLA PITTURA, di Mino Ceretti, cascina Roma, piazza delle Arti 8 san Donato; da oggi al 4 luglio: lun – sab 9.30-12.30 e 14.30-18.30, domenica 10-12.30 e 16.30-19; ingresso gratuito; info

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