GIULIANO MAURI (1938-2009). LA NATURA BARRIERA CONTRO IL NULLA


GIULIANO MAURI

GIULIANO MAURI

L’avanguardia è stata la controversa avventura d’avvio di Giuliano Mauri. Dietro a una certa maschera ideologica c’era un illuminista. Scostante, come un pugile che tiene a distanza l’avversario, egocentrico, irrequieto, quel che si vuole. Ma internamente cartesiano. Progettare era per lui il dispositivo che lo spingeva a creare, sorretto dal desiderio di costringere la visione umana (e i comportamenti) dentro sistemi ritenuti esatti. Che prima erano stai quelli teoricamente dell’arte-icona-sociale suggeritagli da gruppi milanesi, poi quelli delle prime ricerche naturalistiche, corrette da slanci e da passioni, infine di una “filosofia” dove superfici architettoniche e simboli sono divenuti territori aperti dove l’arte entrava in natura e la natura dimensionava l’arte, Un modo per dar contro a certa arte ecologica o arte del territorio o Land Art da salotto che allora andava di moda. Non lo ha mai confessato, ma forse lo ha aiutato a cambiare Enrico Baj, feroce critico dei vandalismi che certa imbecillità artistica procurava in giro. O forse semplicemente perché dietro la maschera e alle parole nascondeva emozione e sensibilità poetica.
La mostra all’ex Chiesa di San Cristoforo – prima delle undici tappe lombarde messe in piedi dalla Triennale di Milano in occasione di Expo 2015 – secondo il progetto “Expo Xtra” articola una serie di mostre che oltre Lodi vede coinvolte Milano, Sesto San Giovanni, Brescia, Mantova, Dalmine, Sondrio e Varese -. Costituisce un’occasione per i lodigiani per riprendere il rapporto con la vicenda artistica di Mauri, conoscere alcune sue strutture-immagini che riportano l’uomo entro i confini della natura. Con essa, negli anni Ottanta egli ritrovò una grammatica artistica personale, portata poi avanti con coerenza, fino all’esperienza di un linguaggio in cui oggi è difficile non riconoscere “consacrazione”.
In un sistema disperatamente condizionato dall’esigenza di trovare un nuovo equilibrio con la terra, il processo esperenziale di Mauri ha trovato unità nella consapevolezza culturale del rapporto con la terra, il fiume, i vegetali, il tempo. Attraverso elementi costruttivi e l’individuazione di tecniche di intreccio ha modificato la sua espressione in senso plastico, dotandola di una diversa dimensione estetica, legata alla godibilità, ma sottoposta al concorso del tempo, atteso e vissuto come momento di compartecipazione alla creazione/corruzione dell’intervento umano.
Nelle opere che la Triennale di Milano propone al San Cristoforo e che rappresentano una sorta di viaggio immaginario oltre a indicazioni di segni di propensione naturale e di dimensione plastica, si scopre la tensione – a volte concettuale, mai religiosa, senz’altro interiore – che lo spingeva verso l’attrazione vegetale. Tra reti e reticoli che assumono a volte ritmi fantasmagorici, come in alcuni pannelli che richiamano la creatività del ragno – l’ordine espositivo diventa nello spazio architettonico un impianto di segnali originali, di espressioni generative, di simboli che ricordano il percorso dell’uomo e della natura legati entrambi indissolubilmente all’azione del tempo. La manualità fattasi abile modula però soprattutto emblemi di ritrovata “alleanza”. Non sono tanto o solo gli elementi scenografici o i modellini di effettive installazioni realizzate nel corso di numerosissime operazioni a colpire e intrigare. E’ la forza dei lavori che aiuta a individuare radici: quelle delle sue meditazioni, dei suoi gesti, del suo congiungere alla manualità il trasporto lirico e persino di un certo suo misticismo. Termine che sappiamo bene a lui non sarebbe piaciuto, ma è l’unico che aggiunge ulteriore spessore all’impronta individuale delle sue scelte.

Giuliano Mauri – Chiesa San Cristoforo Lodi- Retrospettivaa curata da Studio Azzurro e Francesca Regorda. Per info tel 0371.409238 IAT di Lodi – email iat@comune.lodi.it  Fino al 20 settembre 2015

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